Io non ricordo

Io non ricordo
C'erano una volta due fratelli gemelli, Paul e Abel. Gemelli, ma non uguali, no. Il primo infatti era un bel ragazzo slanciato, il secondo aveva la spina dorsale contorta in una gobba dolorosa. Erano figli di una donna malinconica che guadagnava quattro soldi affittando la sua terra a mezzadri e facendo la cucitrice, mentre ricordava con rimpianto la notte di sesso concessa a un piazzista di passaggio poi sparito nel nulla lasciando due figli dietro di sé. La madre cresceva Abel e Paul a forza di storie, storie meravigliose su una città immaginaria chiamata Isidora nella quale la memoria non esisteva, storie tramandate da generazioni nella sua famiglia. Poi Paul aveva preso in moglie la bellissima Mae. Contro ogni logica, Abel amava Mae e Paul non amava Mae. Abel spiava il fratello e la moglie nelle loro notti senza sesso e senza dialogo e si rodeva dentro. E quando Paul era partito per la Seconda Guerra Mondiale Mae e Abel avevano dato sfogo alla loro passione, che si era concretizzata in una gravidanza che avrebbe potuto spazzare via la loro famiglia e loro stessi, se non fosse stato per una provvidenziale licenza di Paul, e che aveva donato a quella fattoria del Texas una bellissima bambina, battezzata Jamie come il commilitone morto al quale Paul era così 'affezionato'. Decenni e decenni dopo, nel 1998, Abel è rimasto solo, un vecchio gobbo strampalato chiuso in una casa cadente che compagnie immobiliari e vicini di casa vorrebbero veder sparire. A sparire invece è la memoria della madre di Seth Waller, colpita da un devastante morbo di Alzheimer a esordio precoce che spazza via ricordi, consapevolezza di sé, autosufficienza: la donna giorno dopo giorno sembra sempre più una abitante di Isidora, la città mitica protagonista delle storie che raccontava a Seth da bambino. Se il padre di Seth sembra accettare con rassegnata disperazione la malattia e passa le serate sprofondato in poltrona in silenzio davanti a History Channel, Seth – dopo aver divorato decine di libri sull'argomento Alzheimer e aver saputo che la forma che ha colpito la madre è ereditaria – non si rassegna e decide di scoprire il passato della donna e la storia della sua famiglia, che lei ha sempre tenuto segreta...
La memoria e la famiglia sono due magnifici temi da mettere al centro di un romanzo d'esordio: c'è persino il rischio che ci scappi un capolavoro. E Stefan Merrill Block, giovane intellettuale di una sperduta città dell'entroterra texano, ha deciso di correre questo rischio. Per farlo ha inventato una variante del morbo di Alzheimer (una patologia maledetta che guarda caso distrugge memorie e famiglie) denominata EOA-23, e le ha donato un fascinoso background (sotto le mentite spoglie di un tale dottor Marvin Shellard) seguendone le tracce fino all'Inghilterra del tardo XVIII secolo, nella quale un giovane e piacente nobile, Lord Alban Mapplethorpe, aveva ingravidato decine e decine di donne sedotte non solo dal suo fascino e dalla sua ricchezza, ma anche dalla sua incrollabile omertà: l'uomo sembrava dimenticare ogni amplesso e ogni bacio furtivo esattamente un minuto dopo. Comodo e anche romantico, in un certo senso, dato che ogni volta per lui era come fosse la prima volta. Non pago dei fascinosi excursus storici e delle parentesi mitologiche (le bellissime favole ambientate nell'immaginaria città di Isidora che punteggiano il libro), Merrill Block ha costruito personaggi complessi impigliati in sentimenti forti, tumultuosi, in vicende intricate (anche se la soluzione del 'giallo' familiare al centro del romanzo appare evidente già dopo poche pagine), suscitando nel lettore riflessioni importanti ed emozioni profonde. Il risultato è uno di quei libri che quando li chiudi ti riecheggiano dentro ancora a lungo, e chissà se se ne andranno mai via del tutto.

Leggi l'intervista a Stefan Merrill Block

 

 

 
 
 
 
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