Io non sono come voi

Io non sono come voi
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Torino. Francesco è un giovane uomo in fuga. Dopo aver comprato un biglietto per Milazzo, è salito sul primo treno lasciando dietro a sé i genitori e la vecchia vita di militante, rivoluzionario e contestatore della società capitalista a cui non crede più e alle cui regole non ha mai voluto sottostare. Ha recuperato una discreta somma di denaro commettendo un furto, ma non è da questo che sta fuggendo. Nessuno, per ora, lo insegue, nemmeno l’ultima ragazza a cui ha voluto davvero bene e per la quale, forse, sarebbe cambiato. Ma i suoi demoni non gli danno tregua. Vivere così non ha più senso, perciò ha lasciato tutto, prendendo con sé poche cose e il libro Martin Eden di Jack London, nel quale si riconosce e alla cui gloriosa fine suicida forse aspira. Sul treno incontra Mino, un ragazzo palermitano molto simile a lui e con il quale instaurerà un rapporto di amicizia e fiducia. Il suo viaggio verso una tana e un luogo nel quale trovare pace si conclude a Filicudi, dove affitta una casa. Il mare e il vento sembrano dargli conforto, ma i dèmoni spingono a tornare prima a Palermo e da Mino e poi a Roma, per partecipare a una manifestazione. Durante il corteo e gli inevitabili scontri con gli sbirri, Francesco commette un atto criminoso. Il suo viaggio e la sua fuga riprendono, questa volta da vero fuggiasco. Dopo una breve tappa a Torino, il suo spirito inquieto lo conduce verso le montagne del Monviso, dove il richiamo di Martin Eden torna a farsi sentire…

Accompagnata da alcune sporadiche tavole di Rocco Lombardi - che francamente sembrano inserite un po’ alla rinfusa - e scandita dal ritmo dei ching che ne annunciano i capitoli, la storia di Francesco delude sin dalle prime pagine. Non tanto per la trama, quanto per lo stile scialbo e con evidenti lacune di editing, che hanno lasciato sul campo troppe fastidiose ripetizioni. E anche a voler perdonare a Boba questi peccati tutt’altro che veniali, c’è anche altro che non va: per esempio il personaggio di Francesco - più misantropo che misogino come lui stesso si definisce - non è mai convincente. Usa spesso battute che stridono rispetto alle caratteristiche caratteriali che l’autore ci aveva fatto immaginare per lui, scivola in stereotipi che infastidiscono e, cosa forse ben più grave, la sua storia ci risulta indifferente. I lunghi monologhi che dovrebbero spiegarne il pensiero risultano pesanti e noiosi e, alla fine, nel complesso poco chiarificatori. Non aiutano nemmeno le citazioni cinematografiche alle quali evidentemente Marco Boba è legato. Non c’è empatia, come se l’autore stesso intendesse comportarsi come il suo personaggio, che non vuole legare con nessuno, che odia il mondo e che non aspira da altro che alla distruzione e all’estremo sacrificio. Ma se questo era l’intento, il risultato è deludente. Non è piacevole, nonostante il tragico finale che peraltro già si immagina sin dalle prima pagine, arrivare alla fine di un libro e scoprire di non aver provato per il protagonista nessun sentimento, buono o cattivo che sia.



 

 

 

 
 
 
 

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