Io sono con te

Io sono con te

Ѐ il gennaio del 2013 e fuori dalla stazione Termini di Roma una donna di colore si aggira senza meta, zoppicando. Indossa vestiti di Zara, ma rovista nei bidoni della spazzatura e quando scende la notte si corica su un marciapiede nelle vicinanze di Mc Donald’s. Nessuno sembra fare caso a lei. Gli unici che le rivolgono la parola, invitandola a circolare, sono i carabinieri che pattugliano l’ingresso della stazione. La vagabonda si chiama Brigitte, ha quasi quaranta anni ed è originaria di Matadi, Congo. Non sa di trovarsi a Roma, ma ricorda chiaramente come è arrivata lì e per quale motivo. Madre di quattro figli, una carriera ben avviata come dirigente di due cliniche ospedaliere prestigiose, Brigitte è in Italia per essersi rifiutata di compiere un atto tanto orribile da infrangere il giuramento di Ippocrate. Si è inimicata le persone sbagliate e ha pagato la propria onestà morale con un prezzo forse peggiore della morte. Sopravvissuta a crudeltà fisiche e psicologiche che nessun essere umano dovrebbe mai nemmeno immaginare, Brigitte non ha soldi, non ha dove andare e non sa che ne è stato dei suoi bambini. Crede però che ad ogni persona Dio abbia destinato un progetto e il suo le si manifesta nel volto di Frère Antoine, il sacerdote che la indirizza al Centro Astalli, la sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati-JRS. Dal suo primo ingresso al centro e in ogni nuova difficoltà che dovrà affrontare per riappropriarsi di se stessa, Dio tornerà a mostrarsi a Brigitte in tanti e diversi volti: quelli dell’avvocatessa Francesca e di Filippo l’operatore legale, quello dello psichiatra “dottor Santone” e quello di Melania, a cui Brigitte ha deciso di raccontare la propria storia…

Dopo aver affrontato unioni civili e adozione da parte di coppie dello stesso sesso nell’ampiamente contestato Sei come sei (Einaudi, 2013), Melania Mazzucco sceglie per il suo nuovo libro un altro tema attuale e altrettanto necessario, ovvero quello dell’immigrazione. L’idea del romanzo è nata da una proposta fattale dal Centro Astalli stesso, con l’intento di sensibilizzare i lettori verso una realtà di cui tutti sono consapevoli, ma che pochi conoscono a fondo. Inutile dire che l’opera ha centrato in pieno l’obiettivo e che l’effetto della narrazione è quello di uno schiaffo a cinque dita in pieno viso. Alcuni passaggi in particolare, come la descrizione del sequestro, i mesi di prigionia, le notti trascorse alla stazione Termini riescono perfettamente nel loro intento di raccontare una storia drammatica, ma senza inutili sentimentalismi. La Mazzucco opta per uno stile narrativo semplice, senza fronzoli, che lasci spazio alla voce di Brigitte senza intaccarne la naturalezza e la figura granitica. Seguendo la protagonista nelle vicissitudini che dal Congo l’hanno portata in Italia, ci facciamo un’idea di cosa un migrante debba sopportare non solo nel lasciare il proprio paese, ma anche nell’ottenere lo stato di rifugiato ̶ se e quando riesce ad ottenerlo. Eppure Io sono con te non è solo la storia di Brigitte, ma è un racconto corale. Ѐ il racconto di tutti coloro che come lei e Aisha, Pauline e Abrehet ce l’hanno fatta, ma è anche la storia di tutti i fidanzati, sorelle, zii e fratelli che in Italia non sono mai arrivati. Io sono con te è anche un omaggio all’imponente macchina sanitaria, giuridica e burocratica azionata da volontari, educatori sociali e cooperanti coinvolti nei processi di accoglienza e inserimento degli immigrati nella società. E allora ben vengano libri come questo che ci costringono a tirare la testa fuori dalla sabbia e a guardare negli occhi una realtà apparentemente così lontana da noi, ma di cui tutti siamo chiamati a rispondere.



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