Io sono Jonathan Scrivener

Io sono Jonathan Scrivener

James Wrexham è un orfano di diciannove anni, senza un quattrino e “nemmeno un parente al mondo”. Ma una soluzione gli si presenta inaspettata: riceve una lettera da un certo Petersham, perito d’aste e agente immobiliare, che vuole sdebitarsi di un favore ricevuto dal padre e gli propone di prenderlo alle sue dipendenze. Il giovane accetta subito l’offerta. Il lavoro noioso e meccanico lo spinge a trovare rifugio nei libri, che lo aiutano ad andare avanti ma “sono pur sempre miseri surrogati della vita”. Un giorno però arriva l’occasione che aspetta. Sfogliando il “Times”, la sua attenzione è catturata da un’inserzione: “Signore con mezzi propri, che sta per lasciare l’Inghilterra, cerca segretario per sbrigare la corrispondenza durante la sua assenza e catalogare la sua biblioteca”. Dopo una dozzina di tentativi Wrexham butta giù una lunga epistola, e una settimana più tardi gli arriva una comunicazione dallo studio legale di Winkworth, Wolland & Williams: Mr. Scrivener ha deciso di assumerlo senza averlo mai visto. Wrexham va a Londra e, dopo un colloquio con Winkworth, il novello segretario si trova a camminare eccitato in una soleggiata Piccadilly. Non può immaginare quante e quali sorprese lo attendano nel lussuoso appartamento di Scrivener...

Nella sua illuminante prefazione a Io sono Jonathan Scrivener, romanzo pubblicato nel 1930, lo scrittore americano Henry Miller ci offre una personale e suggestiva interpretazione dell’opera di Claude Houghton, soffermandosi in particolare sui personaggi grotteschi ed eccentrici, che descrive come “eroi che hanno rinunciato a salvare il mondo”. Queste “creature inconsuete”, sconvolte dalle passioni e tormentate dai fantasmi, danno vita a una bizzarra pièce teatrale, che assume a volte i toni della farsa, a volte del dramma. La trama si dipana, in un continuo gioco di specchi, attraverso dialoghi brillanti e descrizioni di un’intensità straordinaria. Nulla è lasciato al caso, neanche le pause. Il mistero che avvolge la figura di Jonathan Scrivener si rivela ben più di un semplice enigma, alimentando lambiccati sospetti e cupe ossessioni. Con impareggiabile acume e indiscussa maestria Houghton ci conduce nel labirinto della psiche e ci costringe a fare i conti con le nostre stesse paure, speranze e illusioni. E quando cala il sipario e l’atmosfera resta “tesa, densa di elettricità” scopriamo di esserci imbattuti in un capolavoro senza tempo.



 

 

 

 
 
 
 

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