Io sono la guerra

Io sono la guerra
Mercoledì 23 giugno 1943. Il Berghof è un grazioso chalet che si erge solitario in mezzo ai boschi delle Alpi Bavaresi. Quadri, tappeti, arazzi, tende, vetrate, lampadari: ogni dettaglio è studiato per conferire un’aura di sacralità a una delle residenze preferite di Adolf Hitler. Il feldmaresciallo Wilhelm Keitel, capo dell’okw (il comando supremo delle forze armate tedesche), riceve nell’anticamera il generale di fanteria Enno Emil von Rintelen, che gli consegna un promemoria stilato dal generale italiano Ambrosio. L’appunto presenta richieste di armi, munizioni, equipaggiamenti e aerei. Il feldmaresciallo è furioso: “Gli italiani sono serpi malefiche”, bugiardi e presto anche traditori… Intanto il Führer raggiunge i suoi fedelissimi, che  siedono in circolo davanti al camino, e mentre gli vengono serviti tè e torta chiacchiera amabilmente con la bella Henrietta Hoffmann von Schirach, figlia del suo fotografo personale…
Sono infiniti i dibattiti che ruotano attorno alla funzione (e quindi all’utilità) del lavoro degli storiografi, spesso accusati di revisionismo e faziosità. Ché tacere un elemento o raccontarlo in modo parziale equivale a stravolgere il senso degli eventi, al fine di mostrare la validità di una tesi. E con ogni probabilità la questione è destinata a perdurare in eterno perché la (ri)lettura storica è un’operazione esposta di continuo a polemiche, specialmente quando al centro del dibattito troneggia lo spinoso tema delle dittature. È per questo che la sorprendente forza dell’opera di Adelchi Battista risiede soprattutto nella totale assenza di commenti e prese di posizione. Il lavoro dell’esordiente di Campobasso, frutto di cinque anni di studi e di ricerche, è la ricostruzione puntuale (qualcuno direbbe maniacale) di un lasso di tempo breve ma cruciale per la Storia: i trenta giorni (23 giugno - 23 luglio 1943) che precedono il colpo di Stato che segna la fine del regime di Mussolini e la nomina del Maresciallo Badoglio a Capo del Governo. “Il romanzo che inventa il nuovo modo di raccontare la storia”: così recita lo strillo in copertina. Mappe, dispacci segreti, telegrammi cifrati e ritagli di stampa si inframmezzano a scene ordinarie e straordinarie, che ritraggono i protagonisti della seconda guerra mondiale. Accanto a Hitler, Mussolini, Churchill, Stalin e Roosevelt trovano però spazio anche comparse e comprimari, uomini e donne che con le loro scelte e azioni hanno dato il proprio contributo alla Storia. Sono i fatti stessi a raccontare, così è il lettore a farsi interprete; l’autore però non lo abbandona in balìa di cifre e date: lo prende per mano e lo guida tra complotti e tradimenti, senza mai cedere alla tentazione di commentare quanto registra. Battista è un freddo cronista, eppure tiene incollati alle pagine e strappa anche un sorriso mentre si immagina Donna Rachele camuffata, che nel mercato rionale della Garbatella ascolta i pettegolezzi delle massaie per carpire i segnali di un’eventuale sommossa. Io sono la guerra, opera lucida e intelligente, (di)mostra ancora una volta che non è mai troppo tardi per affrancarsi dagli errori del passato e imparare a non ripeterli. Ma c’è anche un’altra preziosa lezione di cui l’autore ci fa dono ed è la dimostrazione tangibile che esiste un’alternativa alla Storia raccontata come una favoletta, lasciando che sia Lei a parlarci con la sua voce potente.

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