Io sono Li

Io sono Li
Andrea Segre è un nome che da più di un decennio affolla le pagine di giornali, riviste e siti specializzati in documentario. La fotografia che ci fornisce della sua terra, del suo Veneto, con un occhio che non esita a darne una lettura spesso amara e disincantata, è solo uno dei meriti del suo fare cinema. Così come perle come Mare Chiuso e Come un uomo sulla terra, entrambe dedicate al dramma dei migranti che dall'Africa si dirigono in un'Europa ignorante, gretta e barbara che non solo non li vuole ma li respinge, sono solo un pezzo del puzzle che Segre sta contribuendo a creare nel nostro paese. Lui e tanti altri suoi colleghi da qualche anno hanno sdoganato il cinema documentario nei circuiti prima riservati solo alla finzione. Grazie a lavori di qualità, ma anche ad un incessante su e giù per l'Italia, stanno contribuendo ad abbattere le barriere erette da chi ha sempre visto il documentario come un qualcosa d'elite, riservato a chi cerca impegno invece di intrattenimento. Se oggi i due “generi” possono essere equiparati e Sacro GRA di Gianfranco Rosi è arrivato a vincere il Festival del Cinema di Venezia è anche grazie al lavoro e all'impegno di Andrea Segre…
Io sono Li, il primo lungometraggio di finzione del regista di Dolo (Venezia), di cui Marsilio in questo volume pubblica la sceneggiatura, non è affatto estraneo a questo processo. La storia dell'affetto tra Shun Li, giovane cinese arrivata a Chioggia per lavorare come barista e il più attempato Bepi, pescatore di origini slave al contempo inserito e rifiutato dalla bigotta comunità chioggiotta, ha infatti un sapore molto documentaristico. Non solo per il tipo di vicenda raccontata, ma per l'attenzione alla lingua e alle tradizioni, per l'amore per la ricerca e l'autenticità che si respira in tutta la pellicola. E la breve pubblicazione di Marsilio è un complemento ideale alle immagini del film di Segre, perché contribuisce a fissare nella memoria quelle nebbie, la persistenza del mare, dell'acqua e il disagio che Io sono Li non può che trasmettere. Non poteva mancare il dvd del film, allegato al libro... con un unico appunto: complimenti per l'operazione, coerente con la visione di un regista come Segre di andare oltre alla sola pellicola e di lasciare un qualcosa d'altro, ma il disco digitale in appendice al volume potrebbe e dovrebbe avere una sede più consona, meno fragile, più stabile.

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