Io ti salverò

Io ti salverò

Juvisy-sur-Orge, a sud di Parigi, 12 aprile 2015. Una lunga lettera a sua figlia Éléa, ormai diciassettenne, nel giorno del suo compleanno è l’inizio di un diario della speranza. Nessuna candelina da soffiare insieme, nessuna festa da organizzare. Un taccuino pieno di pagine bianche da riempire è l’unico modo per sentirla ancora lì. Ogni parola diventa un passo per sentirsi più vicine, una boa alla quale aggrapparsi. Per lei, adesso, non ci sono che parole. I numeri appartengono al passato, al suo lavoro, alla contabilità per un marchio di moda che ora non la diverte né l’appassiona più come un tempo. Restano le foto, immagini di un tempo felice, fatto di sogni, speranze e desideri. Cosa ne è stato di quei sogni? Cosa è accaduto in un solo anno? Insieme al suo nome, Éléa ha cambiato radicalmente la sua vita, rinnegando il passato: ora è Umm (che in arabo vuol dire madre) Sumeyya, lontana dalla Francia, in terra musulmana, per vivere pienamente la sua fede, l’islam. Sette mesi, duecento tredici giorni, sono trascorsi dalla telefonata che annunciava la scelta. Radicale e definitiva. Una scelta che risponde al bisogno di avventura, di rendere la propria vita interessante, di lasciare un segno nel mondo. Ma sarà l’applicazione alla lettera del Corano a darle la felicità? A rispondere a tutti i suoi bisogni? Sua madre è certa di no…

Come altri ragazzi e ragazze, tra i quattordici e i ventisette anni, Éléa è stata reclutata dall’Isis e deportata in Siria, ribattezzata con un nome che non le appartiene ma che sottolinea la sua appartenenza al gruppo di fondamentalisti. Laurence e Samir, genitori paladini della libertà di scelta, diventano, agli occhi di tutti, la madre e il padre di una terrorista. La loro vita è sconvolta, come quella di un’intera nazione: da Charlie Hebdo al Bataclan, tra le coraggiose pagine di denuncia di Io ti salverò, c’è tutta la drammatica attualità che abbiamo vissuto. Tutti, nessuno escluso. Un viaggio, fortemente realistico, nelle viscere dell’Islam: una denuncia esplicita, forte, coraggiosa di ciò che viene spacciato scorrettamente come fede, verità e salvezza. L’utilizzo di termini specifici, riportati direttamente in arabo, porta il lettore direttamente in un contesto che, appare sconosciuto e lontano e che, anche per questo, fa davvero paura a tutti. Diario appassionato e appassionante, nel quale si alternano le voci delle due protagoniste femminili e, a fare da controcanto, il punto di vista del padre, che da uomo concreto e positivo si trasforma in un folle disperato. Interessanti i riferimenti alla letteratura, ai romanzi che raccontano, con altre parole, in altri luoghi e attraverso altri personaggi le stesse emozioni, gli stessi sentimenti. La paura come l’amore. L’amore capace di andare oltre. L’amore di una madre.



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