Io vi odio tutti quanti

Io vi odio tutti quanti
Povertà e fame sono due brutte bestie. Lo sa bene Giuliana, cresciuta in quella cascina al limitare del paese, dove finivano quelli che forse erano i penultimi della società, ma lo stesso talmente disperati che per lei da piccola era normale anche mangiare le sue stesse crosticine, di cui ancora ricorda il sapore. E volendo, potrebbe anche “riguastarlo”, visto che, ormai anziana, continua a tenere conservate in tanti barattoli, tutte quelle parti del corpo da cui l’igiene,il decoro, e forse anche un po’ l’età, l’hanno costretta a separarsi. Peli, capelli delle varie fasi della sua vita, denti e ovviamente lui, Giuseppe. Il figlio tanto voluto e aspettato, abortito troppo presto ma tenuto sempre vicino. Non un grumo sanguinolento ma nonostante tutto, il simbolo del suo amore con Aristide, il marito ancora tanto amato e conquistato sotto gli occhi di Laura, la sua rivale non solo di cuore, ma di vita, perché in possesso di una famiglia migliore della sua: padre alcolizzato, madre sottomessa, sorella suora e insensibile e fratelli ridotti a poco più che ricordi sbiaditi. I suoi ricordi, che a una certa età, si sa sono importanti, è questo che racconta Giuliana a Giuseppe, tra un pettegolezzo e l’altro sulla Giovanna, la vedova un po’ troppo allegra e le ultime notizie su quel povero ragazzo scomparso – l’ultimo di una triste serie – in mano a un crudele assassino, che il lettore impara a conoscere come sgrammaticato e delirante, le cui abitudini però, iniziano a sembrare stranamente familiari…
Il secondo lavoro di Samantha Momentè è un libro cattivo, amaro, grottesco quasi ai limiti del tollerabile, senza pudore: e, per questo, bellissimo. Un coro a tre voci, in cui la parte principale è affidata alla signora Giuliana, ma altrettanto incisive sono le voci del ragazzo rapito e dell’assassino semianalfabeta e maniaco delle offerte del discount (scopriremo, non solo per i prezzi) le cui vicende corrono parallele ai ricordi dell’anziana signora, fino a intrecciarsi con la sua vita attuale. È interessante come un’autrice così giovane sia riuscita a rendere così bene l’acredine per il presente e la malinconia  per il tempo passato della vecchiaia e a inserire questa “delicatezza” in una storia che di soft ha veramente poco, dalla tematica in sé ai risvolti splatter di alcune descrizioni. Sicuramente non è adatto a stomaci delicati, ma per chi ha coraggio, anche solo quello di cambiare genere, il consiglio è uno solo: osate e leggete.

 

 

 
 
 
 
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