Ippopotami e sirene

Le avventure di viaggio di Ulisse ci danno conto di un mondo, al di là del mar Egeo, percepito dai Greci come un luogo dell’ignoto, immaginario ma emblematicamente consistente. I suoi incontri, lungo la narrazione dell’Odissea, disegnano un quadro abitato da presenze mostruose e popolazioni asociali, da riti barbari e usanze magiche. Modelli negativi che risultano tuttavia funzionali tanto alla ricognizione interiore dell’animo greco quanto nella riaffermazione della superiorità dei propri valori umani e civili. Le Storie di Erodoto sono, al contrario, resoconto storico di un’interminabile e avventurosa serie di viaggi realmente effettuati. Lontano da ogni forma di pregiudizio e di intento pedagogico, essi sono viziati da un’insaziabile sete di curiosità di tipo antropologico. Dalla Scizia a Babilonia, dalle coste del Mar Nero alla Siria, dalla Macedonia alla Libia e all’Egitto accanto alla narrazione degli avvenimenti trova spazio un’ampia componente digressiva dedicata agli aspetti etno-geografico e alla descrizione di animali come ippopotami e coccodrilli fino a quel momento ignoti ai Greci…
Le due opere prese in esame da Eva Cantarella – studiosa del mondo antico di riconosciuta fama internazionale e docente di Diritto greco antico all’Università degli Studi di Milano – sono situate a due antipodi concettuali, ed è per questo che la loro associazione risulta quasi d’obbligo. Fra l’una e l’altra, si apre l’orizzonte vasto dell’antico bacino del Mediterraneo, crocevia di culti e saperi, miti e leggende, usanze e costumi che in un mutuo scambio di rimandi hanno fornito elementi fondanti al costituirsi della nostra civiltà. Lo scenario in cui si dispiega l’Odissea di Omero è realtà lontana, cui la cortina nebbiosa addensatasi nel corso della diverse trasmissioni orali sfuma i contorni geografici ma non la pregnanza simbolica. La descrizione dei luoghi e delle popolazioni riportata, invece, da Erodoto è lunga dimestichezza di viaggi, ritratto di geografica e storica consistenza che non trascura i sentimenti con cui ogni città contraccambia chi le appartiene. La comparazione dei due testi offre a Eva Cantarella l’opportunità di tracciare, con competenza e una sorta di autentica affinità elettiva, una vera e propria topografia in cui immaginario letterario e realtà storica si fondono in una nuova, interessantissima chiave interpretativa.

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