Irlanda ‒ Un romanzo incompiuto

Irlanda ‒ Un romanzo incompiuto

Sulla pubblicazione di Exchange Place, Belfast [2012] del poeta nordirlandese Ciaran Carson, storia di mistero e di doppie identità, ambientata tra Belfast e Parigi: libro considerato da Terrinoni “un classico”. Sulla condizione filosofica dell’esilio in John Banville, ritornando sul suo romanzo Doctor Copernicus [1976]. Sul peso della morte dell’innocente Colum McCartney, ventiduenne cattolico, massacrato dai protestanti senza ragione dalle parti di Lough Beg, nel 1975, sulla letteratura e sull’esistenza di suo cugino, il “famous Seamus”, il poeta Seamus Heaney; sul suo rifiuto della violenza; sulla poesia come strada maestra per l’insegnamento. Sulle opere minori, “ma non secondarie”, di Bram Stoker: sulle caratteristiche del suo complesso Mistero del mare, romanzo sensazionale vittoriano giocato su uno sfondo celtico leggendario. Sulla centralità dell’artista “tory anarchist” Yeats nel Novecento irlandese: sull’Irlanda odierna come invenzione di Yeats. Sull’atipicità postmoderna del Brendan Behan’s New York [1964], “confessione romanzata, non scritta, bensì registrata con l’aiuto di una stoica editor” del “soldato più catturato della storia d’Irlanda”, ex volontario dell’IRA, innamorato del sogno di un’Irlanda socialista. Sugli elementi perturbanti del secondo romanzo di John McGahern, The Dark [1965], elegia dell’Irlanda rurale “impastata di retrogrado tradizionalismo, asfissiata dal moralismo”. Sull’adozione della lingua dei colonizzatori inglesi, in un paio di generazioni, sulla perdita del gaelico e sulle lingue “perdute”, in genere, ritornando sul Languages of the Night [2015] di Barry McCrea. Sui rapporti profondissimi tra la natia Irlanda e Swift, sulla complessità della sua letteratura, sulle sue convinzioni politiche. Sul viaggio nel momento fondativo dell’identità irlandese del mosaicale TransAtlantic [2013] di Colum McCann. Sul rapporto profondissimo tra Wilde e l’Irlanda, sui suoi legami con gli editori, sulle sue sofferenze dal carcere, rileggendo il suo epistolario; sul suo socialismo “utopista e anarchico”, per dirla con le parole di Orwell. Sulla natura, sulle ambizioni e sulle caratteristiche distintive di Nora Webster [2014] di Colm Tóibín, unico letterato irlandese che dichiara di non discendere dalla tradizione orale, ma dal silenzio. Sugli irlandesi che combatterono, sotto la bandiera verde con la scritta “Erin Go Bragh” (“Irlanda fino alla fine dei tempi”) al fianco dei messicani, in una brigata internazionale, contro le “cieche violenze dell’esercito regolare statunitense, soprattutto contro le allucinanti efferatezze nei confronti delle popolazioni inermi”, nel contesto della cosiddetta “Mexican-American War”, nel 1947: a restituirli è Quelli del san Patricio di Pino Cacucci. Sulle qualità e sulla centralità della Storia d’Irlanda dal 1845 a oggi di Eugenio Biagini; sul ruolo giocato dalla Grande Carestia (1 milione di morti, 3 milioni di esuli: su 8 milioni di abitanti) nel plasmare la nazione irlandese. Sulla più grande serrata della storia d’Irlanda, il “Dublin Lockout” (agosto 1913-febbraio 1914), e sul sindacalista irlandese Jim Larkin; sulla formazione della Irish Citizen Army. Sull’utopia gentile di Bobby Sands: sul suo martirio…

Raccolta di scritti d’argomento irlandese del professor Terrinoni, già pubblicati, nel tempo, tra “Alfabeta2”, “Alias” e “Manifesto”, qui rivisti e parzialmente ampliati, Irlanda. Un romanzo incompiuto è suddiviso in due parti, “Scritture d’Irlanda”, “L’Irlanda tra storia e politica” e infine in un’appendice programmatica, firmata dal Presidente d’Irlanda, il poeta socialista Michael D. Higgins, nel centenario della Rivolta di Pasqua [1916]. Si tratta della quinta uscita della collana di saggistica breve della Aguaplano “Festina Lente”, destinata a ospitare pamphlet, elzeviri e meditazioni di autorevoli studiosi contemporanei. Irlanda. Un romanzo incompiuto è una pubblicazione politicamente schierata, come ben si chiarisce già nell’introduzione: è una miscellanea di pezzi di critica letteraria fondati su una sensibilità socialista, internazionalista e utopista. Terrinoni sa restituire un numero rimarchevole di letture e di reminiscenze; sa destreggiarsi a dovere quando s’imbatte in intelligenze politicamente piuttosto distanti dalla sua (Yeats, un nome su tutti); sa dimostrare le sue appartenenze e i suoi ideali senza inciampare nel fanatismo o nel proselitismo. Si può adottare questo libro come scrigno di letture prossime venture, o come piccolo portolano della letteratura irlandese; la sensazione è che sia un lavoro prodromico a una Storia della Letteratura Irlandese che potrà vedere la luce, nel tempo. Qualche cenno biografico, prima di congedarci. Enrico Terrinoni, classe 1976, ordinario di Letteratura Inglese a Perugia, già Government of Ireland Scholar all’University College Dublin, Mendel Fellow all’Indiana University e Keough-Naughton Visiting Scholar alla Notre Dame University, ha pubblicato Occult Joyce (Cambridge, 2007) e James Joyce e la fine del romanzo (Carocci, 2015). Infaticabile traduttore di Joyce (sì, si sta misurando addirittura col Finnegans Wake: unreal!), ci ha restituito, en passant, pagine di Wilde e Hawthorne.



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