Isola di neve

Isola di neve

Isola di Novembre, 1952. Neve è ancora una ragazzina, ma sa già cosa vuol dire lavorare sodo. Assieme a suo padre esce a pescare all’alba, sperando di riempire le reti quel tanto che basta per vendere il pescato ai marinai dei mercantili che vengono dal continente. Ma non sempre accade e la loro famiglia vive nella miseria. Neve è ancora una ragazzina, ma sa già cosa vuol dire prendere le botte da un padre violento e spesso ubriaco, che sfoga su di lei la sua rabbia per una vita grama. A Novembre non c’è nulla, poche case e qualche piccolo negozio. L’unica attrattiva per lei e sua sorella Imma è spiare l’arrivo dei detenuti al carcere di Santa Brigida, la vicina e piccola isola brulla che accoglie il penitenziario destinato agli assassini. Le due sorelle, approdate di nascosto, spiano da dietro alcuni cespugli l’arrivo del nuovo prigioniero. Un uomo biondo, alto, particolare e che non ha l’aspetto dei malfattori. Neve in qualche modo ne è attratta, il destino vuole che lui la scorga da lontano prima di sparire dentro una cella. Ma Neve è decisa a rivederlo, nonostante i divieti e le botte di suo padre. Cinquant’anni dopo, nel 2004, sull’isola sbarca Manuel, nemmeno trent’anni e una vita già rovinata dall’alcol. Deciso a dimenticare il suo passato, la sua ragazza, i suoi scheletri nell’armadio, getta in acqua il cellulare e si chiude nella casa dei suoi nonni, ora vuota. È notte fonda quando sente la voce di un violino arrivare da una casa che credeva vuota. A suonarlo è Edith, una giovane ragazza di Dresda venuta sull’isola in cerca delle tracce di un compositore tedesco, detenuto nel carcere di Santa Brigida nel 1952 e del quale è rimasta folgorata. Tra le sue mani ha solo pochi indizi: un frammento di una misteriosa partitura e le tracce di una lettera nella quale si intuisce l’incontro del musicista con una ragazza del posto e che lui chiamava Tempesta. Una ragazza che forse ha nascosto il suo prezioso violino, prima che i gendarmi glielo sequestrassero…

Quello che all’inizio potrebbe sembrare un thriller o un romanzo noir, presto si trasforma in una storia d’amore d’altri tempi. Altri tempi destinati però a rincorrersi e a ritrovarsi alla fine di tutto, con balzi in avanti e all’indietro di cinquant’anni nello stretto e angusto spazio di un’isola che non c’è. Un luogo ameno, misero, che stride con l’immaginario di chi vorrebbe le piccole isole del Mediterraneo come minuscoli paradisi naturali. A Novembre invece la natura è ostile, il mare quasi un nemico se non fosse anche l’unico mezzo per sopravvivere. E dagli anni Cinquanta i cambiamenti sono stati pochi. Soprattutto finita l’estate, dopo che i turisti se ne sono andati, sull’isola non rimangono che poche persone, case vuote e i ruderi di un vecchio penitenziario ormai abbandonato e dove il fantasma di Andreas Von Berger si muove ancora come un’ombra che pare voler richiamare l’attenzione di Edith e Manuel, invitandoli a scoprire il suo mistero. Un mistero che si svela poco per volta grazie al racconto di Neve, della sua vita triste, delle sue disgrazie, e di quest’improvviso amore nei confronti di un uomo che potrebbe essere però anche un assassino. Il nuovo romanzo di Valentina D’Urbano è dunque un classico racconto romantico celato dietro una maschera di mistero ed è anche un inno all’amore che non muore mai, che sopravvive al tempo, alle malattie e a qualsiasi ostacolo. La celebrazione insomma del primo vero amore, quello che non sarà mai violato, così come richiama la citazione iniziale di Elsa Morante. È forse anche un invito rivolto ai più giovani a non prendere la vita sottogamba, a non nascondersi dietro bugie che potrebbero indurirsi fino a diventare muri insormontabili, a coltivare cioè un germe di positività da tenere in vita nonostante tutto.

LEGGI L’INTERVISTA A VALENTINA D’URBANO



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