Ispida stella

Ispida stella
Inizio anni Ottanta. Una  sonnolenta cittadina toscana di provincia. Andrea, nullafacente figlio di un notaio, vive nel palazzo di famiglia annoiato nell’indolente arroganza del suo stato sociale. L’unico suo impegno sembra essere quello di intrattenere un flirt con la sua vecchia compagna di liceo Miranda, che a differenza di lui è ben consapevole della realtà del mondo circostante e dei meccanismi della classe economica e politica che si sta sviluppando attorno a loro. La vita di Andrea sta per essere scossa da un terremoto: scopre infatti che la sua dimora è oggetto di un interesse losco da parte di alcuni uomini d’affari. Nel frattempo i due giovanissimi figli di un’altra amica di liceo di Andrea e Miranda, Lisa, soffrono in solitudine per il suicidio della loro madre, uno dei due medita anche vendetta. A fare da punto focale della storia il ritrovamento di un misterioso diario dell’Ottocento che racconta le trame politiche di nobili e signorotti. L’oggi di Miranda e Andrea non sembra poi molto diverso da quello del secolo precedente… 
Lia Tosi, dopo aver pubblicato un primo romanzo con Manni nel 2008, Anonimo povero, e con Pagliai Il signor Inane (finalista al premio Viareggio nel 2011), approda alle Edizioni Anordest con questa squisita opera dal titolo al tempo stesso pungente e romantico, Ispida stella, per narrare il tempo di un Paese che non è mai mutato, che è sempre stato simile a se stesso e si è sempre riciclato nei suoi difetti e nelle sue ideologie, dove i personaggi risultano essere di un’incredibile meschinità umana fatta di indolenza, pigrizia, ma anche infelicità e rassegnazione, che trova la sua identità motivazionale attraverso una doppia linea temporale che si connatura di tante dimensioni e dettagli che ne fanno alla fine un tempo più geografico che cronologico. Lo dimostra la lentezza della vita di provincia, l’analisi di un mondo immobile che sembra immutato. Lia Tosi riprende i temi a lei cari, come la provincia italiana, i suoi meccanismi sociali, le lente dinamiche che si innestano al suo interno (come troppo bene erano stati raccontati nel corale Il signor Inane). Sviluppa il racconto attraverso il presente e il passato, la formula del diario si mescola ad una struttura più convenzionale, o meglio classica. Racconta un presente come gli anni Ottanta, che in fondo è già passato, con la profonda consapevolezza dei suoi limiti e delle conseguenze che quel momento storico ha sancito sull’attuale politica, sull’attuale economia, il tutto attraverso una galleria di personaggi che sono la quintessenza delle caratteristiche essenziali delle maschere del nostro Paese. Con eleganza stilistica, con consapevolezza di schemi narrativi che appartengono ai classici del naturalismo francese e del romanzo russo (di cui la Tosi è una validissima esperta e studiosa nonché traduttrice), l’autrice dimostra che il romanzo borghese non è ancora morto e può adattarsi perfettamente anche alla nostra contemporaneità, al nostro gusto nonostante possa sembrare una forma superata per veicolare la nostra contemporaneità. E ovviamente Lia Tosi è, come si dice, l’eccezione che conferma la regola.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER