Istruzioni per un funerale

Istruzioni per un funerale
Autore: 
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Quando un padre mette alla prova un figlio, nello stesso momento è anche il figlio che mette alla prova il padre. Sembra scontato ma non lo è: un padre non può essere vivo quanto o come lo era prima di avere un figlio, semplicemente perché prima era un’altra persona. Se non hai un figlio, non hai la consapevolezza di cosa voglia dire averlo, mentre dopo che lo hai avuto hai una consapevolezza tale che ti differenzia in maniera definitiva da ciò che eri prima… La morte a volte sembra rientrare in un ordine naturale delle cose. Doloroso, sì, ma naturale. Così come sembra naturale, o quantomeno doveroso da accettare, la morte di Cherie come conseguenza post operatoria della rimozione di un tumore al cervello. Naturale sì, però fino ad un certo punto: perché sei mesi dopo il funerale, ecco uscire la notizia dell’arresto dell’Artista Terminale: così si fa chiamare il colpevole di almeno sette omicidi appurati, commessi in un ospedale. L’Artista Terminale fa l’infermiere, è bello, ha una voce piacevole, una bella preparazione, attenzioni e gentilezze per tutti: ma è convinto di avere il dovere morale di accompagnare fino alla morte chi la morte l’ha sfiorata, o sta per farlo… Capita di poter, o dover, dare le istruzioni per il proprio funerale. Dando un senso ultimo e assoluto alla propria morte, dandolo così alla propria vita, alla faccia del destino. Dare istruzioni su che musica mettere: a seconda se il tempo sia bello o brutto. Dare istruzioni su che tipo di vita si sia fatta a lavoro, puntando il dito verso uno o altro collega e accusando il colpevole di aver reso i giorni un inferno…

Flashback, aneddoti, riflessioni. Pensieri sparsi su quel che c’è, appunti, storie. Racconti, o meglio l’essenza dei racconti e il rispetto che si deve ad ogni forma di storia raccontata, senza curarsi né di chi scrive né di chi legge: è questo il senso formale ultimo di Istruzioni per un funerale, libro ammantato da una grazia profonda, sotterranea, che riesce ad avere una sintassi metaforica e incredibilmente, contemporaneamente reale e realistica. Means è completo padrone di quello che scrive e di come lo scrive: e la sua prosa è meravigliosamente stratificata, densa di cultura e riferimenti sotterranei o meno, che richiede un’attenzione assoluta nel momento della lettura. E basterebbe già questo per far apprezzare Istruzioni su tutto: in una contemporaneità dove tutto sembra dover essere più veloce, la letteratura di Means reclama il suo tempo, e chiede a gran voce al lettore di sintonizzarsi emotivamente e culturalmente su quello di cui si scrive, su cui (ci) si riflette. È in questo modo che il libro acquista una preziosità lieve e rara, nel momento in cui ogni parola assume un profondo senso e rimane scolpita con un suo senso e significato, al contempo distinto e unito a tutte le altre, ai pensieri, al flusso dialogico estremo e ininterrotto che sembra non stancarsi, non stancare e non fermarsi neanche da un racconto all’altro, da una storia all’altra, che diventano così parte di un unicum. Facendo splendere, con la luminosità delle parole e della loro bellezza ariosa, la fulgida e dolorosa essenza della vita stessa.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER