Italia De Profundis

Italia De Profundis
Estate 2007. Lo scrittore Giuseppe Genna ha scriteriatamente scelto di trascorrere qualche giorno in un villaggio-vacanze nei pressi di Cefalù. In realtà Giuseppe sarebbe dovuto andare in Burkina Faso con la sua amica intellettuale D., ma il medico gli ha vietato la 'bomba' di vaccini necessari per il viaggio in Africa a causa della massiccia terapia antistaminica che sta già seguendo per via di una terrificante orticaria che lo affligge. Ma andiamo con ordine. Anzi, ricominciamo: è il 2005, quando la pelle di Genna si copre di eruzioni dolorose e urticanti, mentre il corpo è flagellato da crampi e blocchi che la danzo-movimento-terapia – una terapia d'avanguardia alla quale si sottopone da un po' - ha fatto emergere dall'abisso del subconscio, un abisso che un misterioso medium-sciamano di Milano gli ha rivelato, impietoso. E' il Capodanno 2006 quando il padre di Genna muore solo in casa per un infarto del miocardio dopo un tumore devastante. E' l'estate del 2006 quando Giuseppe viene lasciato da un'attrice con la quale ha vissuto mesi e mesi di amore profondo, di complicità e al tempo stesso distacco, di carnalità e al tempo stesso gelo. E' l'estate 2006 quando viene invitato a far parte della giuria del Festival di Venezia, dove conosce David Lynch e nella comunione artistica e filosofica con uomini notevoli annega il senso di distacco. E' l'estate 2007 quando – mentre l'Italia va alla deriva, affonda, naufraga in una merda qualunquista e obnubilante – Giuseppe cerca emozioni proibite, sbanda, è travolto dal senso di morte. L'estate del 2007, la fatidica estate...
Il modo migliore per definire quello che questo libro è consiste probabilmente nell'elencare quello che non è. Non è (è) un pamphlet politico, filosofico, sociale, non è (è) un'invettiva e un j'accuse antropologico, non è (è) un'autobiografia, non è (è) una confessione psicanalitica, non è (è) un diario sentimentale, non è (è) un reportage di critica cinematografica, non è (è) il racconto di un percorso sanitario complesso e doloroso, non è (è) un poema in prosa, non è (è) una bugia, un sogno, un delirio. Non è (è) un romanzo, soprattutto. Ironia e satira si fondono al cupo magma emozionale-citazionista-complottista che costituisce da qualche anno la cifra stilistica di Giuseppe Genna e che lo ha reso la figura-guida della scena letteraria italiana. Erotismo trans-sessuale e transessuale, droga, eutanasia, pedofilia, vendetta: di carne al forno ce n'è molta, compresa una parte copiaincollata dal romanzo Medium, edito finora solo su Internet, e l'autore questa carne la domina con classe, quando non la subisce con nonchalance. Una storia di merda, come definisce lo stesso Genna qualche capitolo tra i più scabrosi del libro. Una storia di merda che però diventa un libro magnifico.

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