Italian Sharia

Italian Sharia
Un italiano comune, un cittadino, un uomo. Di giorno ufficio stampa del sindaco di Prato e di sera - il lunedì e il mercoledì - a impartire lezioni di Italiano agli stranieri in una scuola serale di Sesto Fiorentino. Cinesi, arabi, slavi e donne immigrate che al termine delle due ore di insegnamento si confidano con lui, cercando forse una parola di conforto oltre l’ottusità che si nasconde dietro la porta di casa. Nei giorni in cui la morte di Jacko riempie le pagine di tutti i giornali e invade la Rete, e mentre le ore scorrono come se niente possa o debba cambiare, un evento drammatico spacca la routine: Amina, marocchina, è stata trovata avvolta in un lenzuolo con la testa rivolta verso la Mecca, la gola sgozzata come si usa fare con gli animali, la morte a raggiungerla come punizione estrema, proprio come accaduto a Hina Saleem e a Sanaa Dafani. Non si era comportata da brava musulmana e, si sa, l’integralismo non prevede né concede sgarri. L'italiano comune, il cittadino, l'uomo di cui sopra è sposato, ha due figli in costante subbuglio, osserva con cinico realismo venato di disgusto la situazione in cui versa il suo Paese e decide volontariamente di mettersi sulle tracce di Zahra, sorella di Amina, ricondotta a forza in Marocco per subire nel silenzio la stessa sorte, come è lecito pensare accada a molte. Una decisione rischiosa, anche perché ne riconoscerebbe a malapena il viso e non ne ha mai udito la voce, nata dall’impulso e dalla rabbia, mossa dal rifiuto di una mentalità che viaggia su binari morti con i paraocchi inchiodati dietro le orecchie, orecchie che oltretutto non ci sentono. Riuscirà a riportare a casa Zahra, salvandola da una legge che – per quanto radicata e fieramente sostenuta – è oggi riconosciuta come sinonimo dello stillicidio della libertà umana?
È difficile spiegare di che cosa tratta esattamente l’ultimo romanzo di Grugni – giornalista ma soprattutto scrittore concentrato sulla realtà in cui ci muoviamo con difficoltà – non perché la trama non sia definita o perché la storia che ci racconta sia complicata, no signori, ma perché Paolo parla di vita (esiste tema più complesso?), di vita che ci passa troppo spesso sotto gli occhi senza che se ne abbia consapevolezza e senza che si abbia il coraggio di guardarla in faccia per quello che è: merda. Il tema della sharia, generalmente la legge e in particolare la legge di Dio che segue pedissequamente i dettami del Corano e della Sunna, è centrale – certamente – ed è atto di denuncia e urlo di verità, ma si lega splendidamente alla tematica del dramma esistenziale in senso lato. In che modo? Grugni apre le porte, con uno stile a tratti poetico, denso di percezioni legate ai cinque sensi, a una realtà che ci accomuna, ahimè alla deriva, fatta di menefreghismo, approssimazione, ipocrisia, compromesso, becero sensazionalismo a cui non segue alcuna azione riparatoria, povertà di pensiero. Grugni è incazzato nero con l’Italia che ha davanti, è imbestialito per le condizioni in cui versiamo noi e gli immigrati che hanno scelto questa terra per coltivare un sogno, ed è allo stesso tempo estremamente equilibrato e razionale nell’analisi dei nostri difetti e delle loro mancanze, della nostra prepotenza e della loro debolezza, della nostra difficoltà a ritagliarci uno spazio in un derma urbano che ci rigetta e della loro malavita spesso organizzata. Si chiede anche: ma perché non se ne tornano al proprio paese? Perché è lecito pensarlo. Ma siamo tutti sulla stessa barca e la cronaca – oltre che la quotidianità che tutti sperimentiamo sulla pelle – ci dice che ci sono vittime e carnefici da entrambe le sponde e che nessuno è senza macchia. Apre inoltre porte sul dovere che uno scrittore ha di “dire qualcosa perché la letteratura conserva la vita come la vita non riesce a conservarsi, ed è per questo che scrivo. Si chiama militanza linguistica”. Così dice: “[…] narro di uomini nati con la malformazione del pensiero, di ragazze perse in battaglia, di donne conosciute e sfiorite perché erano rose dell’altro mondo, ma ora le mie parole hanno freddo e anche se le stringo l’una all’altra non emanano calore…”. Italian Sharia non è solo un romanzo che si abbevera alle fonti dell’accaduto e del documentato, è anche un mirabile affresco sugli estremismi di parola, di pensiero e di atto comuni a tutti e, inspiegabilmente, perpetrati attimo dopo attimo con la più assoluta naturalezza. Dopo Let it be, Mondoserpente e Aiutami, ecco che Grugni ci regala una narrazione vivida e tagliente sul magma sociale in cui siamo intrappolati. Una via d’uscita c’è, o ci piace pensarlo: basterebbe aprire gli occhi e smettere di accettare in silenzio.

Leggi l'intervista a Paolo Grugni

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