Iter mortis

Iter mortis
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La morte di Valeriani colpisce Boschi in maniera forte e inaspettata. In fondo loro due erano solo colleghi di lavoro, tutte e due professori dello stesso liceo. Definirli amici sarebbe stato eccessivo, al massimo conoscenti. Forse è il modo in cui il collega è morto che rende il dolore per la sua scomparsa forte e inaspettato: un colpo di pistola in bocca. Suicidio. Il gesto estremo, agli occhi di Boschi, mette sotto una luce diversa quella persona di poche parole, riservata, elegante, ironica. I corridoi e le aule della scuola sembrano come ovattate, la notizia del suicidio ha zittito tutti. Una notizia che per Boschi si carica di un nuovo significato quando scopre che il collega gli ha lasciato in eredità tutta la sua biblioteca personale. La loro bibliofilia li aveva sempre accomunati ma quel gesto proprio non se lo aspettava. Adesso Boschi può andare a casa dell'amico che è stata appena svuotata. Hanno lasciato solo i scaffali pieni di libri. Le mani di Boschi frugano dappertutto,  i suoi occhi passano in rassegna i dorsi dei volumi, i titoli e le copertine. Valeriani è lì dentro, nascosto tra le pagine di quei libri che gli sono appartenuti. Dentro un diario – il racconto di un viaggio durante la sua adolescenza –  che Boschi trova tra i libri. Forse i motivi di quel suicidio si trovano tra le pagine di quei volumi...
L'amore di Marcello Savini per i libri e per la letteratura traspare evidente dalle pagine di questo libro. D'altra parte così come i due protagonisti di Iter mortis anche l'autore (classe 1935, alla sua prima prova narrativa) ha insegnato per molti anni Latino, Greco e Italiano nei licei. In appena 110 pagine l'autore offre al lettore un ritratto a tutto tondo, emozionante e coinvolgente dei suoi due personaggi, vero punto di forza del romanzo. A un trama molto semplice infatti fa da contrappunto la costruzione tutt'altro che banale dei protagonisti, sorretta da una scrittura capace di suggestionare e coinvolgere il lettore. Insieme a Boschi chi legge inizia una viaggio alla scoperta di una persona, Valeriani, che prima di uccidersi era stato considerato solo come collega e che adesso, solo dopo la sua morte, il protagonista inizia a conoscere come amico e come uomo. L'avventura 'archeologica' dentro il passato di Valeriani per provare a scoprire le ragioni che si nascondono dietro il suo gesto prende avvio dallo spoglio certosino dei libri del collega, tra i quali si nasconde un suo vecchio diario di viaggio adolescenziale. Una parte del libro è composta proprio dalla fedele trasposizione dello scritto di Valeriani (il racconto in prima persona di un viaggio in Argentina compiuto da ragazzo). In questo modo il lettore si ritrova nella stessa posizione di Boschi, a scorrere con avidità e passione quelle pagine ritrovare per caso o, chissà, lasciate lì apposto perché lui potesse trovarle. Il resto del romanzo è scritto interamente in terza persona, con un lessico ricco e ricercato che ricorda tanto romanzi d'altra epoca, quando una descrizione riusciva a catturare l'attenzione senza annoiare e la lettura procedeva lenta e inesorabile verso la fine. Quello di Boschi è un viaggio alla scoperta dell'altro e alla scoperta di sé. Un'indagine alla scoperta di che cosa significhi essere uomo, se è vero come è vero che una delle caratteristiche esclusive del genere umano è proprio il suicidio.

 

 

 

 
 
 
 
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