Jack Holmes e il suo amico

Jack Holmes e il suo amico
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Jack è un giovane studente del Midwest che si trasferisce a New York dopo gli studi e sceglie la strada del giornalismo. Trova lavoro presso la Northern Review e incontra Will Wright, un aspirante scrittore fiero e sicuro di sé. Jack si innamora di Will e fa emergere, anche socialmente, la sua omosessualità. Ma Will è irrimediabilmente eterosessuale. Siamo negli anni ‘60, nel forte fermento culturale di  New York.  Dopo circa trent’anni, i due sono ancora molto amici: Jack è  sempre innamorato di Will, ma Will è sposato. Il matrimonio però non lo soddisfa, specie dal punto di vista sessuale, mentre il gay Jack ha una vita sessuale rutilante e invidiabile. Non solo: il gay ha anche un pene enorme mentre l’etero, che dopo tanti anni gli mostra per la prima volta il suo (perché ha contratto la gonorrea, di cui l’amico gay è ovviamente esperto), ha un membro normale, “né grande né piccolo; dalle dimensioni giuste per accontentare chiunque”…

Con questo romanzo Edmund White intende esplorare il rapporto conflittuale e intenso di due amici in virtù della loro incompatibilità sessuale. È una esplorazione psicologica, che mira forse a rovesciare gli stereotipi di gender nei due “maschi”, ma anche fisica, vista l’ossessiva attenzione per ogni dettaglio dei corpi dei due protagonisti.  La vicenda si muove sullo sfondo di trent’anni di storia newyorchese, durante i quali anche la storia dell’omosessualità subisce forti e significativi cambiamenti. È una vicenda fabbricata con maestria da uno scrittore che conosce bene l’arte della narrativa e della parola. Per questo il libro lascia un po’ di amaro in bocca: se da un lato è importante mostrare come un etero e un gay possano essere amici, dall’altro, viste le implicazioni sentimentali, il libro sembra proprio rimarcare il cliché secondo cui una pura amicizia tra due sessualità incompatibili sarebbe impossibile. E troppi sono i cliché “gay” che costellano il romanzo, affinché esso possa essere di esempio per quegli eterosessuali ancora turbati, più o meno lucidamente, dai gay: il punto di vista, così come le vicende narrate, è ancora troppo specificamente gay, e viene da chiedersi se un eterosessuale possa davvero identificarsi con la storia o provare empatia per i personaggi (empatia vera, non buonista o tollerante). Un talento come White dovrebbe utilizzare le sue capacità per raccontare “eticamente” dei gay in quanto esseri umani prima ancora che esseri “sessuali”, e solo così potrebbe davvero giovare alla causa di accettazione GLBT. Una lezione che dovrebbe in realtà derivargli da Jean Genet, di cui ha scritto la mirabile biografia: uno scrittore gay che certamente non scrive letteratura “gay” ma letteratura e basta, e letteratura eterna, in cui gli omosessuali sono esseri umani – positivi o negativi – così come lo sono gli eterosessuali, e in cui i sentimenti provati sono universali e non sostenuti da luoghi comuni o situazioni che sembrano provenire da una rivista, seppure una rivista molto ben fatta e ricca di contenuti.



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