Jagger

Jagger
La storia di Mick Jagger parte dagli esordi del sobborgo londinese di Dartford insieme all’amico Keith Richards, l’innamoramento e la folgorazione per il blues dei maestri Chuck Berry o Howlin’ Wolf, continua con il percorso sghembo del ragazzo sfatto ma sempre in linea con la vocazione musicale per le strade di Soho a Londra, il suo tentativo di seguire il volere dei genitori, frequentando la London School of Economics (lasciata al primo anno per fortuna!). In più il rapporto con l’altro Stone Brian Jones, l’LSD della fine dei Sessanta, i ricordi di una possibilità di rivoluzione che nel ‘68 trova il suo sbocco naturale (in quell’anno il regista culto Jean Luc Godard riprenderà in studio i RS che registrano Beggars Banquet, album che contiene Sympathy for the Devil). E poi il famigerato concerto ad Altamont in California, dove i Rolling diventano simbolo della fine dell’illusione di Peace and Love di Woodstock e di una maledizione che puntualmente si ripresenta: il festival con la morte di qualche spettatore (in quel caso fu il diciottenne Meredith Hunter a lasciarci la pelle). Il libro prosegue poi con le vicende già note ai fan del gruppo, ma Spitz è bravo a soffermarsi sul personaggio Jagger, a cercare di spiegare le sue idiosincrasie, i suoi conflitti e le sue battute storiche…
Nel 2010 ci fu il boom di Keith Richards con il bestseller autobiografico Life. Il 2011 vede l’uscita di un nuovo saggio che fa da contraltare al precedente. Il secondo contendente del primo posto sul podio di ‘pietra rotolante più massiccia’ è Jagger. Mick vs. Keith, il solito battibecco fra le star (dall’altra parte sarebbe stato un altro classico: John Lennon vs Paul McCartney), la contrapposizione che fa alimentare il gossip e il cicaleccìo intorno alla band rock più famosa del pianeta, per lo meno di quelle ancora attive sui palchi. A parte la belligeranza e la paventata mistura di yin e yang - Richards sarebbe l’amicone, Jagger sarebbe il bravo ragazzo che guarda solo alla parte commerciale e che quindi ‘svende’ l’arte dei suoi amici e compagni di viaggio -, il saggio di Spitz indaga a 360 gradi la figura e la storia di Mick: dalla culla al successo interplanetario. Nella versione originale il libro ha il sottotitolo di: ribelle, rocker, giramondo, canaglia. Sono proprio questi aggettivi che definiscono la figura del cantante dei Rolling Stones. Un po’ figlio di puttana, un po’ genio, un po’ maudit e perché no anche icona di un certo modo di esporsi rock ça va sans dire. Alla fine non si sa bene se credere alla versione di Richards o se tifare per Mick. La cosa certa è che l’opera va oltre il puro aneddoto storico musicale e cerca, riuscendoci, di inquadrare le gesta dei quattro nella più ampia cornice socio-culturale che dagli anni sessanta in poi li vede protagonisti sui palchi di mezzo mondo. Icone sì, ma anche uomini, con i loro amori, le loro passioni e inevitabilmente i loro sbagli. Un libro che rende lo stardom una faccenda meno pubblica e più alla portata dell’uomo comune. Mick come non l’avete mai sognato. Non solo per chi ha la Sympathy for the Devil nell’animo.

 

 

 

 
 
 
 
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