James Joyce

James Joyce
Rathgar, Dublino. 2 febbraio 1882. John Stanislaus Joyce e Mary Jane Murray mettono al mondo il loro primogenito e decidono di chiamarlo James Augustine Aloysius. Molte volte quello che diventerà uno degli scrittori più importanti del secolo tornerà su questa data: il 1882 è l’anno in cui sono nati Eamon De Valera, Wyndham Lewis, Frank Budgen e James Stephens, mentre il 2 febbraio ha diversi significati. È il giorno della festa della Candelora e Santa Brigida, ricorrenze importantissime, ed è anche il Groundheg Day, “il giorno della marmotta”, a sottolineare la componente comica che mai mancherà nelle sue opere e nella sua vita. Ma il 2 febbraio sarà una data che rimarrà sempre fondamentale nella vita di James Joyce, perché le prime copie di Ulysses e di Finnegans Wake usciranno proprio in occasione dei suoi compleanni: 1922 e 1939. E c’è un’altra data che segnerà in modo indelebile la vita di Joyce: il 16 giugno 1904, giorno in cui in Nassau Street incontra Nora Barnacle, una cameriera di Galway, colei che diventerà sua moglie e la compagna di una vita. Il giorno che passerà alla storia come “Bloomsday”, perché la giornata del 16 giugno 1904 è testimone delle vicende di Leopold Bloom, il protagonista di uno dei romanzi più importanti del Novecento…
«Dobbiamo ancora imparare ad essere contemporanei di Joyce, a comprendere questo nostro interprete. Questo libro si addentra nella vita di Joyce per metterne in rilievo lo stretto, continuo rapporto fra avvenimento esteriore e attività letteraria». Era il lontano 1959, quando con queste parole il critico letterario statunitense Richard Ellmann introduceva quella che sarà ritenuta la più grande biografia letteraria del secolo. Un’opera completa che, partendo dalla nascita di James Joyce, ne ripercorre la tumultuosa esistenza, i rapporti familiari, i continui viaggi (Pola, Roma, Trieste, Zurigo e Parigi) e il rapporto con quella città che da lontano, nonostante quello che si tende a credere - soprattutto da parte di una fetta della critica letteraria, continuava ad amare, pur non riuscendovi a mettere radici: Dublino. Quella che Ellmann conduce è al contempo un’approfondita analisi biografica, filologica, linguistica, letteraria, sociologica e politica, dando vita ad un’opera irrinunciabile per chi vuole affrontare seriamente lo studio di James Joyce e di quel suo universo che ha preso forma nella sua produzione letteraria, ma anche per chi vuole avvicinarsi allo scrittore irlandese in modo approfondito. Perché Ellmann racconta, analizza, descrive, cita e offre spunti bibliografici, con un lavoro critico severo e minuzioso che rende la sua biografia letteraria totale, unica e preziosa. Monumentale.

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