Jane e il prigioniero di Wool House

Jane e il prigioniero di Wool House
A Southampton, ospite di suo fratello Frank Austen, capitano della gloriosa Regia Marina Militare, Jane trascorre buona parte delle sue giornate tra le ipocondrie dell’annoiata madre e le intemperanze alimentari, seguite da puntuali svenimenti,  della giovanissima cognata in attesa del suo primogenito. L’occasione di avvicinarsi alla gente e alla vita di mare a lei tanto cari è quindi davvero imperdibile per un intelletto vivace e curioso come il suo. D’altra parte, questa volta, è proprio Frank ad avere bisogno di lei e della sua abilità nel risolvere  intrighi. Il capitano Tom Seagrave, collega e amico del capitano Austen, sta per essere convocato dinanzi alla corte marziale, accusato di un grave crimine dal tenente di vascello Chessyre : aver ucciso il capitano nemico, durante la battaglia tra la fregata Stella Maris e il bastimento francese Manon, dopo che questi aveva consegnato la spada in segno di resa, come consuetudine in simili circostanze. Addirittura il tenente sostiene di aver visto il capitano inglese trafiggere il petto del nemico con quella stessa  spada. Frank è fermamente convinto dell’innocenza del suo coraggioso ed integerrimo collega e amico ma davanti a queste parole non sa proprio come dimostrarla. Jane riesce ad incontrare un prigioniero francese, Monsieur  LaForge, medico di bordo della Manon, nella cupa prigione di Wool House, disposto a raccontare ciò che ha visto quel giorno: decisamente qualcosa di assai diverso. Ma perché il tenente Chessyre scompare all’improvviso proprio quando ha deciso di cambiare la sua deposizione, per poi essere ritrovato, brutalmente assassinato, in uno dei vicoli del porto? Cosa è accaduto veramente durante la battaglia tra la Stella Maris e la Manon? E quale era la vera, segreta missione della fregata inglese nella Manica? Quando Jane si rende conto che il complotto nel quale si trova invischiata è ben più pericoloso di quanto aveva immaginato è tardi per tirarsene fuori e occorre badare a non lasciarci la vita…
Sesto episodio della gradevole serie di gialli con Jane Austen protagonista, nelle vesti di abile risolutrice di inganni ed enigmi. Continua a funzionare il ben congegnato espediente, magari non originale ma sempre efficace, che fa da premessa ad ogni episodio : il ritrovamento fortuito di un baule contenente, niente meno, che i diari della famosa scrittrice inglese. L’abilità della Barron sta di certo nella capacità di scrivere in una ben riuscita imitazione del linguaggio della Austen e nella efficace e plausibile ricostruzione  delle atmosfere della provincia inglese di inizio ‘800. La sua preparazione storica si esplicita nell’attenta descrizione dell’epoca Regency che trova un perfetto equilibrio con l’intreccio classico del giallo e dell’investigazione, sicché non dispiace affatto il risultato che è un puro intrattenimento letterario. Anche in questo episodio la trama è avvincente e capace di mantenere desto l’interesse del lettore con continui colpi di scena. Il senso di fastidio iniziale, suscitato sovente da questi pastiche divenuti un vero e proprio genere letterario, si stempera, nel caso della Barron, grazie al  grande rispetto nei confronti dell’amata Austen. Essere prevenuti, quando si tratta di libri, spesso impedisce di scovare piccoli gioielli nascosti o, nel nostro caso, di regalarsi un piacevole svago. Magari sotto l’ombrellone, tra un bagno in mare e una partita a burraco.

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