Jane e l'arcano di Penfolds Hall

Jane e l'arcano di Penfolds Hall
Agosto 1806. Jane Austen sta  trascorrendo l’estate nella contea del Derbyshire, ospite del pedante cugino dall’inno facile, il reverendo Cooper. Tuttavia, le bellezze della regione valgono bene la noia del parente e sono una ben valida alternativa alla monotonia cittadina di Bath. Durante una delle amene passeggiate alla scoperta delle meraviglie paesaggistiche del paese, alla base di una rupe appena discosta dal sentiero che attraversa le verdi colline a pascolo, la fanciulla si imbatte nel cadavere di un giovane dai riccioli dorati e dai lineamenti delicati, non deturpati dal foro di un proiettile al centro della fronte. Ma la scena è sconvolgente a causa di ben altro : tra gli abiti neri di foggia maschile, indifferenti, i corvi pasteggiano con le interiora riversate sulla roccia e una lingua umana, recisa di netto, penzola dal becco di una delle bestiacce. Ancora più sconvolgente sarà scoprire, dopo che il coroner avrà esaminato il cadavere, che il presunto gentiluomo è in realtà Tess Arnold, una giovane donna a servizio a Penfolds Hall, dimora di Mr. Charles  Danforth, colpito, nel giro di pochi mesi, da terribili lutti che lo hanno privato della moglie e dei tre figlioletti. Tess era stata appena licenziata e scacciata dal maniero dalla governante, per motivi non ben definiti ma che si intrecciano con la sua fama di abile erborista in odore di stregoneria. Cosa ci faceva la giovane presso quella rupe nascosta dalla vegetazione, lontano da casa e dal maniero? Perché ha subito quelle terribili mutilazioni che, alle menti semplici degli umili contadini del villaggio, ricordano le voci sui rituali massoni dei nobili? E, soprattutto, perché indossava gli abiti del suo padrone in quella notte per lei fatale? Jane non ama fermarsi alle apparenze ed è decisa ad approfondire la vicenda tra pericolosi intrighi, segreti e menzogne, soprattutto dopo aver ritrovato Lord Harold Trowbridge, l’affascinante furfante gentiluomo, acuto e intelligente, già compagno di altre precedenti indagini, per il quale la fanciulla nutre una certa particolare simpatia…
Trama intrigante e ben dipanata quella del quinto romanzo edito in Italia della serie di successo dedicata alle indagini di Jane Austen nell’Inghilterra dell’Ottocento. Tra belletti e trine, merletti e matrimoni che non s’han da fare, la descrizione dello sfondo storico è ricco di accurati dettagli e riferimenti precisi alla vita della famosa scrittrice, figura di spicco della narrativa pre-romantica inglese. In questa cura dei particolari, nella buona caratterizzazione dei personaggi, nella ricostruzione delle atmosfere dell’Inghilterra georgiana, decisamente sostenute dalla preparazione della Barron, laureata in Storia e appassionata studiosa della Auden, sono da ricercarsi le ragioni del successo crescente della serie. Chi infatti ama quel periodo storico non può certo rimanere deluso e si compiacerà del linguaggio e dello stile incantevolmente demodè del romanzo, divertendosi anche della lieve e amabile ironia che a tratti fa capolino tra i dialoghi. Deliziosi poi i brevi consigli derivati dall’erboristeria ottocentesca, tratti dal ricettario della vittima, che inframezzano la successione dei capitoli. Attenzione, però! Chi pensa di ritrovare la vera Jane Austen tra le pagine di questo romanzo, non si illuda. Questo esperimento letterario, che ha fatto inorridire i puristi, si comprende e si apprezza solo ridimensionandolo ad un omaggio ( quello che con tutta probabilità era nell’intento dell’autrice) e accogliendolo come una lettura leggera, piacevole e veloce, ovvero una sorta di divertissement. Astenersi intransigenti.

 

 

 
 
 
 
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