Jerusalem

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Svezia, fine Ottocento. Karin Ingmarson, moglie di Halvor, non può più camminare: una strana presenza si è introdotta in casa sua di notte e le portato via l’uso delle gambe. La donna sa che è Dio che l’ha punita. Ma Karin non riesce a capire, né ad accettare la punizione: come ogni appartenente alla famiglia Ingmarson ha sempre seguito “le vie del Signore”, ha sopportato con pazienza e devozione le prove a cui è stata sottoposta e pensava di essersi guadagnata un pizzico se non di felicità, almeno di tranquillità. Ma Karin non è la sola che si sente tradita da Dio. Brita, sua nuora, vorrebbe togliersi la vita e pianifica il suo suicidio da quando il marito Gunnar ha rilevato la bottega, amando più il lavoro che lei. Neanche Dio è stato in grado di confortarla e lei è completamente sola nella sua solitudine, e la morte le sembra l’unico espediente che possa mettere a tacere il costante dolore che prova. Il Piccolo Ingmar, fratello di Karin, vorrebbe diventar maestro ma ha trascorso tutto l’inverno nel bosco a imparare il lavoro di taglialegna che da generazioni appartiene alla sua famiglia; anche lui si sente abbandonato da Dio: perché non risponde alle richieste incessanti d’aiuto del ragazzo? Ingmar vorrebbe mantenere viva la tradizione di famiglia ma sente di essere portato per l’insegnamento, sa di voler contribuire in maniera diversa al benessere del villaggio. La risposta ai tormenti forse la darà Hellgun, giovane predicatore che tutti vedono come la parola di Dio scesa sulla terra: è lui a convincere Karin, Brita e Ingmar a partire alla volta della Terra Santa, unico luogo dove finalmente potranno incontrare il Signore e avere la ricompensa a tutti i loro sacrifici…

È la colpa a essere il ritmo più profondo del romanzo, un ritmo che scandisce le esistenze dei personaggi e che permette all’autrice di scavare nel profondo dell’anima umana, scandagliando dubbi, preoccupazioni e ambiguità. La storia narrata, con semplicità e scorrevolezza dalla Lagerlӧf, è quella reale della colonia svedese-americana degli Spafforditi; nata dalla combattiva mistica e “madre” del movimento, Anna Spafford, questo gruppo di uomini e donne (trentasette in totale) si misero in viaggio nel 1896 alla volta della Terra Santa, convinti dell’immediatezza dell’arrivo del Messia a Gerusalemme. In Jerusalem la storia vera si fonde e confonde con quella del romanzo: la vicenda personale di Anna Spafford è narrata attraverso la vicenda di Gordon, una nobildonna americana che trova la sua vocazione dopo essersi salvata da un terribile nubifragio nel quale perde il marito e i suoi quattro figli e che diventa la portavoce di questa nuova salvezza possibile da trovare solo nei luoghi dove il Cristo visse. Un romanzo scritto nell’immediatezza del viaggio fatto dalla sua autrice, che da un lato si pone l’obiettivo di scrivere e descrivere l’afflato mistico che aveva ispirato questa comunità; dall’altro, la volontà di dimostrare il continuo scarto tra la volontà di sentire la vocazione e il tentativo di dimostrarla, per non rimanere esclusi dalla promessa di felicità non soltanto spirituale ma soprattutto terrena. Selma Lagerlӧf visitò personalmente la colonia nel 1899, nello stesso anno in cui Thedor Herzl si trasferì a Gerusalemme dando il via a quel movimento che aveva annunciato l’anno prima a Basilea, il Sionismo.



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