Jornada de África

Jornada de África
Inizi anni sessanta. Mentre il colonialismo è alla stretta finale, in Angola il Portogallo combatte una guerra violenta e disumana in nome di un anacronistico imperialismo. Il sottotenente di leva della fanteria Sebastiâo viene inviato a Luanda per prendere servizio. È un soldato, ma è contro la politica coloniale portoghese e contro il regime di Salazar. Per questo la sua scheda personale è nelle mani della PIDE, la famigerata polizia a difesa dello Stato. Sebastiâo, come molti suoi coetanei, ha dovuto scegliere tra l’ottemperare il dovere militare o scappare in Francia. Ha deciso che il suo destino è l’Angola, forse perché pensa che da questo atroce conflitto possa nascere una rivoluzione che porti al crollo della dittatura salazarista. Giunto in Africa, penetra velocemente nel ritmo della guerra. Coimbra, l’università, le donne, gli amici gli appaiono sempre più lontani, un qualcosa che non lo riguarda più. Qui ogni giorno può essere l’ultimo. Conosce soldati assetati di sangue, ufficiali disillusi ed altri pronti al golpe pur di salvare un colonialismo in agonia. E poi il battesimo del fuoco: le imboscate, i morti, i corpi mutilati, le carneficine gratuite di civili. In questo deserto di sentimenti l’unico fiore è Bárbara, un’angolana bellissima ed affascinante, con la quale Sebastiâo intreccia un amore profondo e totale. Ma la guerra inevitabilmente li separa, lasciando in loro una dolorosa nostalgia l’uno dell’altra. Il giovane sottotenente è assegnato al Nord, a Nambuangongo, dove c’è la guerriglia e da dove si può anche non ritornare…
Jornada de África è il primo romanzo di Manuel Alegre, in gran parte autobiografico, racconto della sua difficile esperienza di soldato in Angola, che gli è costato il carcere e l’allontanamento dal Portogallo. L’avventura coloniale gli appare assurda, priva di senso, un’inutile strage. Ne denuncia un doppio orrore: il sangue versato dai giovani militari portoghesi para Angola e em força, per l’Angola e in massa, come recitava il moto salazarista, ed il sangue degli angolani vittime sacrificali di un colonialismo atemporale. Da questa lunga teoria di morti può però rinascere un Portogallo nuovo. Dice Sebastiâo: “Forse dobbiamo non esistere per poter tornare a essere. C’è un altro Portogallo, non questo. E sento che dovevo passare da qui per trovarlo”. La Storia è percepita come ciclicità, la speranza passa dal dolore, è necessario cadere per potersi poi rialzare. L’Angola non è solo un triste esempio della brutalità del colonialismo, ma  metafora di una lotta più universale, quella per la libertà dell’uomo. Sempre Sebastiâo afferma che “ non ci sarà libertà in Angola finché non ci sarà libertà in Portogallo”. Romanzo politico, romanzo storico, romanzo sentimentale? Jornada de África è un’opera complessa, intertestuale e diacronica, come precisa Maria Luisa Casati nella prefazione. Alla vicenda del protagonista, infatti, Alegre intreccia quella di Dom Sebastiâo raccontata in un’altra Jornada de África, scritta nel 1607 da Jerónimo de Mendonça. È un viaggiare su e giù nel tempo tra imperi che dominano e crollano, identici nell’opprimere e nel calpestare la dignità umana. Ai disastri della Storia la risposta può forse essere la poesia, intesa dall’autore come memoria e riflessione critica sul mondo. Di qui i continui rimandi ai vari Pessoa, Camôes, Rilke, capaci con i loro versi di testimoniare lo spirito del tempo di un paese che corre lentamente ma inesorabilmente verso la decadenza. Jornada de África sta nella Storia per il suo lucido ed efficace realismo, e si pone fuori dalla Storia quando si lascia andare al lirismo. Lo scrittore portoghese costruisce una narrazione geometrica che avvince ed emoziona, toccando le corde più autentiche e profonde della cultura e dell’animo lusitani.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER