Joshua allora e oggi

Joshua allora e oggi
Che cosa ci fa Joshua Shapiro in un letto d’ospedale della sua Montreal con le costole spezzate e la memoria offuscata? Sul suo conto circolano voci che sembrano minare la sua reputazione: qualche faccenda illecita, uno scandalo omosessuale e la sparizione della sua adoratissima moglie. È solo scavando nel passato che il protagonista troverà le risposte al presente. Joshua nasce in una famiglia ebraica nel quartiere popolare di St. Urbain Street, da padre pugile poco ortodosso e incline agli illeciti e da madre ardita e anticonformista che passa da un amante all’altro, per poi diventare spogliarellista e pornostar. Il suo striptease alla festa dei 13 anni di Joshua dinanzi a una schiera di amichetti allibiti è scena memorabile. Inseguendo il sogno della carriera giornalistica, Joshua approda prima in Spagna e in seguito a Londra, dove incontra e sposa la splendida Pauline Hornby, figlia di un senatore canadese WASP. La vita di Joshua è in ascesa, la carriera di giornalista decolla, il matrimonio va a gonfie vele e, una volta rientrato a Montreal, ritroverà anche gli adorati amici della sua infanzia…
Ma la vita riserva una sorpresa dietro l’altra, e per scoprire cos’è accaduto all’avventuroso e simpatico protagonista, il lettore dovrà arrivare fino alla fine, onorando la suspense e le 450 pagine che non regalano nemmeno una riga alla noia. E Richler non facilita il compito al lettore, perché i suoi flashback sono freestyle e slegati da una cronologia logica, impegnandoci in una gimkana mentale delle più ardite, fortunatamente accompagnata da passaggi d’irresistibile comicità. Frizzante, dissacrante, ironico e sagace, ecco del resto il mordente di questo autore, che con La versione di Barney aveva raggiunto le 100.000 copie vendute solo in Italia e che si riconferma con i successivi libri come lo scrittore canadese più intrigante degli ultimi decenni. E non è per niente amor di patria il suo, anzi, la satira colpisce concittadini, politici e convenzioni locali, con uno sguardo particolarmente critico verso l’insulso separatismo francese del Quebec. Ma dove Richler affonda la penna senza pietà è quando si rivolge a un altro popolo, il suo, quello ebraico. Stufo di incontrare ebrei ovunque nel mondo, non perde occasione per disprezzare questa gente errante che si sente globalmente legata da chissà quale vincolo universale e divino. L’ironia colpisce trasversalmente tutto e tutti, non ne è esente la upper class di cui ora fa parte anche lui, con i suoi ridicoli melodrammi e i suoi conformismi, e nemmeno gli amici d’infanzia, rei di essersi affermati professionalmente e di schiacciare l’occhio alle volgari convenzioni sociali. Fantasioso e avvincente nella gag, la vera essenza di Richler non risiede nella critica sociale, bensì nella libertà stilistica svincolata da qualsiasi schema, e in quella concettuale difficilmente inquadrabile e mai ancorata a ideologie definite. L’unica certezza è che, per un motivo o per l’altro questo romanzo, dissacrante quanto divertente, non lascerà indifferente il lettore.

 

 

 

 
 
 
 
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