Julius ‒ Un inverno ad Arona

Julius ‒ Un inverno ad Arona

“Aveva molto amato il suo lavoro, ma quest’ultimo era stato talmente avido e famelico con lui da divorarne tutto quanto gli restava d’altro nella vita: amore, amicizie, relazioni sociali, tutto. Era stato inghiottito dalla chirurgia come il bambinello dal biscione visconteo dell’Alfa Romeo. Julius si ritrovò fuori dal ventre della bestia solo verso i cinquanta anni, ma ormai completamente spolpato e soprattutto solo”. Julius, che è stato chirurgo all’ospedale Niguarda di Milano, dopo la morte di un suo paziente in sala operatoria è costretto a un periodo di riposo ad Arona, cittadina sulla riva piemontese del lago Maggiore, riaprendo la vecchia casa che era stata dei genitori. Qui, a poco a poco, riprende familiarità con i ritmi distesi di una vita quotidiana libera da impegni, tornando alla vecchia passione per la vela. Quando, in un giorno di neve, Klaus Santarelli, un anziano venditore di legna da ardere, bussa alla sua porta, Julius non immagina quanto l’uomo diverrà importante per lui, come commensale, amico, compagno nelle uscite sulla barca a vela, interlocutore in dialogo, stimolo per riflessioni profonde. Klaus, persona amabile e disinteressata, sa ascoltare e sa dare buoni consigli senza essere invadente. In più, nella sua sacca porta sempre qualche dono senza nulla chiedere in cambio. È proprio la compagnia che ci vuole per Julius che, a poco a poco, riesce ad acquisire uno stato d’animo più sereno e a guardarsi attorno con maggiore fiducia nella vita e negli esseri umani...

Julius è il terzo romanzo di Dario Maria Mazzone, medico specialista milanese che, anche nella vita reale, si è trasferito con la famiglia dalla città ad un paese sulle rive del lago Maggiore, proprio come il protagonista di questo suo libro. La storia è radicata nel territorio, molti sono i riferimenti concreti a piazze, vie, angoli aronesi e anche ad alcune località dei dintorni. La topografia esteriore, tuttavia, pare essere meno importante di quella interiore di Julius, demotivato e triste per un motivo ben concreto, certo, ma anche stanco e deluso quasi una profonda malinconia esistenziale si fosse impadronita di lui. Ritrova se stesso immergendosi nel lavoro manuale, minuzioso e preciso, come la costruzione della sua barca a vela, iniziata in gioventù e poi abbandonata. Durante questa attività, la mente si libera, l’attenzione si acuisce, la soddisfazione per il lavoro ben fatto sostiene il morale. Finché, come in una fiaba, Julius è pronto all’incontro con una persona speciale, Klaus, sereno e saggio boscaiolo devoto alla vita e all’essenziale. Nel finale, poi, quando l’anziano pare sparire nel nulla, si svela di lui qualcosa di inatteso, qualcosa che qualcuno più attento e meno ripiegato su se stesso del nostro protagonista forse avrebbe colto dal primo momento, sentendone il nome.



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