Jungletown jihad

Jungletown jihad
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"Qualsiasi uomo che non perda la testa per una donna è un frocio di merda". Il detective Richard W. Jenson lavora per la Squadra Casi Irrisolti della Polizia di Los Angeles. Vive circondato da cani pitbull, ha il grilletto facilissimo ed è ossessionato da un'attempata attricetta di nome Donna Donahue (con la quale ha avuto solo un paio di rapporti sessuali in una decina d'anni) e dal ricordo idealizzato di una sedicenne vittima di un omicidio anni prima. Jenson pedina la Donahue abitualmente e le fa arbitrarie scenate di gelosia. La più recente riguarda un giovane bellimbusto di nome Donny DeFreeze, che ha scritto per la Donahue una pièce teatrale sulla poetessa suicida Anne Sexton, ma per campare fa il gigolò con settantenni signore benestanti di Hollywood. Facile immaginare la sorpresa dello psicopatico Jenson quando un caso affidato alla Squadra Casi Irrisolti concernente una banda di rapinatori arabi si rivela prima connesso ad un complotto terroristico e poi legato misteriosamente alla persona di Donny DeFreeze...
Il re del noir contemporaneo è tornato, ed è sempre lui. Ma al tempo stesso è uno scrittore diverso, elevato al cubo, virato acido. Immaginate (se potete) di vivere un'indagine attraverso lo sguardo di un poliziotto pazzo, razzista e sanguinario. Aggiungete una cellula dormiente di 'fottuti arabbiosi', per citare il protagonista, e un viaggio nei meandri più oscuri del sogno hollywoodiano. Il tutto raccontato con uno stile a metà tra l'immenso Ellroy di Dalia nera o American tabloid e il William Burroughs più visionario. Da provare, con lo spirito col quale si prova il bungee jumping.

 

 

 
 
 
 
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