Just kids

Patti Smith nasce nel 1946 a Chicago, durante una bufera di neve. La madre la iscrive ad una scuola di catechismo e quando può le insegna a pregare. La bambina ama molto recitare le preghiere, ma ben presto viene rapita da un amore più grande: quello per la letteratura e per l’arte. Robert Mapplethorpe nasce nello stesso anno a Long Island, New York e anche lui ben presto scopre di essere innamorato dell’arte. La Smith a vent’anni rimane incinta ed è costretta ad abbandonare il college per accudire la figlia, che dopo la nascita lascia in affido. Parte per New York in cerca di avventure e di se stessa. Nella valigia porta qualche matita, un blocco e Illuminazioni, il libro di poesie di Rimbaud. Robert si inizia a fare di LSD. La New York della fine dei Sessanta, le strade percorse da Frank O’Hara, da Jim Morrison, l’improvvisa morte di John Coltrane, l’East Village che risplende nel suo apice in un’estate storica per la Smith. 1969: “I figli dei fiori levavano le braccia vuote e la Cina esplodeva l'atomica. Jimi Hendrix dava fuoco alla sua chitarra a Monterey. La radio AM suonava Ode to Billie Joe. Ci furono rivolte a Newark, Milwaukee e Detroit. Era l'estate di Elvira Madigan, l'estate dell'amore. E in quell'atmosfera mutevole, per nulla accogliente, un incontro casuale cambiò il corso della mia vita. Fu l'estate in cui incontrai Robert Mapplethorpe”…
Così scrive la Smith in quello che è un diario romanzato del suo rapporto con il disegnatore e fotografo Mapplethorpe, che l’ha immortalata nelle memorabili fotografie dei suoi primi album (Horses, Radio Ethiopia) e che è stato il suo compagno per un po’ di tempo, prima di capire di essere gay. Il libro è scritto tutto in soggettiva, ma non per questo perde mai mordente. Si legge dall’inizio alla fine senza soluzione di continuità. La Smith è bravissima a mettere poesia nel quotidiano “fuori norma” dell’estate dell’amore. Non parla di politica, non parla di rivoluzione. Parla solo dei suoi sentimenti per Robert e della sua crescita personale. Attraverso immagini, descrizioni ispirate e ricordi che tutti avremmo voluto vivere, ci guida in un dietro le quinte spettacolare della controcultura artistica post-sessantottina newyorchese. Mezza autobiografia, mezza visione, questo libro farà la gioia dei fan della cantante (che in Italia ogni estate puntualmente sbanca con un tour sold out), ma dovrebbe essere letto da chiunque ami l’arte, la musica e il vivere al di fuori della normalità. Stupendo. Non per niente ha vinto il National Book Award per la Nonfiction ed è stato in classifica su tutti i più importanti giornali del mondo (incluso il New York Times).

 

 

 

 
 
 
 
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