K. o La figlia desaparecida

K. o La figlia desaparecida
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K. è un ebreo polacco fuggito dagli orrori del nazismo. L’Europa degli anni Trenta e Quaranta era una distesa di sangue e la voglia di libertà lo ha portato in Brasile, dall’altra parte del mondo. Pare però che la sorte si stia accanendo contro di lui: sua figlia, assistente universitaria, è scomparsa. È la norma, una prassi consolidata ai tempi del regime militare, qualcosa contro si sa benissimo in partenza di non poter fare nulla. Indagini, contatti, ricerche. Bisogna fare attenzione, bisogna avere cautela. Troppa curiosità e troppe domande fatte alle persone sbagliate possono risultare fatali, perché la polizia è infiltrata ovunque con spie e informatori che si nascondono anche nelle vesti più insospettabili. Cosa ne è stato di sua figlia? Sembra sia stata inghiottita da una voragine. Come si è avvicinata alla militanza politica? K. non ne ha idea, era distratto, era troppo impegnato nella sua letteratura yiddish, la letteratura di una lingua-cadavere. Lo sconforto si impadronisce di lui, perché cresce la consapevolezza che conosceva sua figlia solo a metà o addirittura per niente. L’impossibilità, nella peggiore delle ipotesi, di seppellire sua figlia, lo fa stare ancora peggio: persino i nazisti che, nel loro delirio ideologico, bruciavano gli ebrei, erano più umani di chi non lascia ritrovare il corpo dei desaparecidos ai parenti. Così gli ebrei che hanno visto intere famiglie spazzate via dalla Shoah hanno una matzevà, una lapide commemorativa. K. no, perché sua figlia non verrà mai ritrovata, e a seguire i precetti conservatori e ortodossi dei rabbini non si può porre una lapide in ricordo di chi non può essere con certezza dichiarato morto. Metterci una pietra sopra è qualcosa di impossibile, è un dramma privato che sembra il prosieguo dell’Olocausto…

Bernardo Kucinski, classe 1937, laureato in fisica e noto giornalista, si è sempre occupato di pubblicazioni in ambito economico e politico, ed è stato fra il 2003 e il 2006 consigliere del presidente brasiliano Lula. K. o La figlia desaparecida, bestseller internazionale, è il suo esordio come romanziere, giunto a ottant’anni suonati. Il romanzo affonda le radici nella travagliata storia personale dell’autore. Come ci tiene a precisare Kucinski, “tutto è invenzione, ma quasi tutto è successo”: sua sorella Ana Rosa scomparve nel nulla insieme al marito nei primi tempi della dittatura di Ernesto Geisel, nel 1974. Erano gli anni del nuovo autoritarismo dopo il breve periodo di libertà seguito alla dittatura di Vargas, gli anni dell’Operazione Condor, delle ingerenze degli Stati Uniti e del potere crescente degli apparati militari. Il Brasile aveva un esercito inutile e che non combatteva da decenni, come dice Kucinski, ma tenuto vivo per essere il cavallo di Troia per l’attuazione dei golpe, una schiera di automi inconsapevoli utile al mantenimento dell’ordine e all’eliminazione dei sovversivi. Questo è il sistema contro cui K. si scontra, un sistema più grande di lui, e il nome dell’ebreo rievoca la battaglia inutile e impari del protagonista kafkiano de Il processo. Dove è finita la figlia di K.? Il lettore resterà incuriosito dallo svolgersi della trama, con un inventario di ricordi e dettagli che ci fa conoscere la giovane desaparecida. Malgrado lo stile asciutto ed essenziale, l’autore tratteggia in maniera emozionante gli eventi che colpiscono il protagonista.



 

 

 
 
 
 

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