Kafka e il digiunatore

Kafka e il digiunatore
Kierling, Austria, giugno 1924. Assistito dall'amico Robert e dalla compagna Dora, lo scrittore Franz Kafka si sta spegnendo lentamente, consumato dalla tubercolosi che ormai non gli permette quasi più di deglutire, se non tra forti dolori. Il suo corpo è ridotto a uno scheletro a causa dell’astinenza forzata dal cibo. Esattamente due anni prima, Kafka scriveva un racconto chiamato Un digiunatore, emblematica storia di un professionista del digiuno che, all'interno della sua gabbia trasparente, si mostra al pubblico pagante. Un fenomeno che attira migliaia di persone, attente a ogni movimento dell’uomo chiuso nella teca, fiero del suo successo e della sua arte. Quando lo spettacolo comincia a non attirare più le folle di un tempo, il digiunatore si rassegna a seguire un circo, accettando un ingaggio misero e una teca trasparente posta all'ingresso del tendone, dove le persone saranno costrette a sfilare per ammirarlo. L'uomo continua a non mangiare nel sempre più crescente disinteresse, scomparendo letteralmente sotto il pagliericcio destinato ad accoglierlo...
Raoul Precht inserisce il racconto kafkiano - con una nuova traduzione e la versione in lingua tedesca - all'interno di due interessantissimi blocchi saggistici, nei quali tenta di dare una risposta ad alcuni quesiti che lui stesso si pone. Cosa spinse Kakfa a scrivere un racconto incentrato su di un personaggio così particolare? Esiste un doloroso parallelismo e una sofferta identificazione tra il digiunatore e l'uomo-scheletro nel quale si era trasformato l'autore negli ultimi anni? Secondo Precht, l'interesse dello scrittore per l'arte circense, per il teatro e il cinema, nasceva dal fatto che questo genere di spettacoli, all’interno suo ambiente famigliare, erano considerati come qualche cosa di sospetto e peccaminoso. Inoltre, è documentato che Kafka si tenne sempre aggiornato riguardo alle novità legate a questi ambienti, leggendo resoconti, articoli, ed è cosa nota che a partire dalla fine dell'Ottocento, i digiunatori divennero attrazioni molto popolari. Ma la sensibilità del lettore non può non immaginare, con pena, una trasmissione del proprio dolore da parte dell’autore al suo personaggio e all’opposto, del digiunatore professionista al suo creatore.

 

 

 

 
 
 
 
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