Karma aperto

Karma aperto
Una chiacchierata tra amici, un professore americano di letteratura inglese ed un giovane diplomatico italiano. La conversazione “inciampa” sulla morte di Gregory Corso, forse il più geniale dei poeti della beat generation americana, e sulla sua sepoltura nel cimitero Acattolico di Roma. Un cimitero che, tra la sepoltura di Shelley, un romanzo di d’Annunzio e la presenza di Corso non può non suscitare idee, riflessioni, percorsi letterari internazionali di ieri e di oggi. E così si avvia, nella testa del protagonista narrante, un lungo percorso di riflessione intorno ai nessi tra la beat generation e l’ascesi del Mahatma Gandhi, che passa per Jung e Freud, senza ignorare la poesia indiana di Jagannath e pure includendo Karl Popper, Emerson, Whitman, Miller fino a Tiziano Terzani. L’avventura inizia con la lettura dei versi scolpiti sulla lapide di Gregory Corso: “Spirit/ is Life/ it flows thru/ the death of me/ endlessly/ like a river/ unafraid/ of becoming/ the sea”. L’avverbio endlessly (incessantemente) è la cerniera fra le due strofe ma è anche il senso profondo di un trascorrere della vita lungo il mondo, senza barriere e senza frontiere, una cerniera tra le geografie della libertà esteriore, negli USA, e le geografie della libertà interiore, in India: da Mahavira – letteralmente “grande eroe” – a  Gregory Corso, a Tiziano Terzani scorre incessantemente un fiume di vita che si arricchisce ad ogni passaggio, che illumina attraverso la poesia il destino dell’uomo. Ne è emblema la vita dissociata dello stesso Corso, dal carcere agli approdi mistici…
Nel secondo capitolo dei sei che compongono il libro c’è un paragrafo intitolato Jung, l’Oriente e la realtà della psiche. Un paragrafo chiave per comprendere come la libertà dell’io, intesa nel senso americano, passi a diventare un archetipo, anzi forse l’archetipo del Sé in Jung, nell’occidente europeo, senza smentire la profonda relazione che attraverso Schopenhauer lega l’io al Karma. Insomma, percorsi del sapere, difficili a raccontarsi ma facilissimi alla lettura di un libro che ha il suo pregio migliore nella semplicità con cui racconta e commenta fatti della storia culturale del mondo altrimenti non raccontabili: il complesso che si semplifica attraverso il racconto, per mezzo del linguaggio.

 

 

 
 
 
 
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