Katerina e la sua guerra

Katerina e la sua guerra
Una donna tiene in braccio la sua bimba nata da poco. La piccola si attacca pigramente al seno, sotto le coperte lei e la sua mamma sono una cosa sola, è come se non fosse mai uscita dall’utero. Poco distante scoppiano le bombe, ma quello è uno spazio protetto, una dimensione che appartiene unicamente a Miriam e alla sua mamma. La casa è logora, gli oggetti di valore sono stati scambiati in cambio di pannolini e cibo e Joseph, papà della bimba e marito di Katerina, non sempre riesce a tornare a casa dalle sue donne per difenderle, per supportarle. Fuori c’è la guerra, una guerra che si avvicina, ci sono i nemici, c’è la fame. Ben presto dovranno lasciare quella casa divenuta insicura, quella casa già più volte violata dai soldati, quella casa che oramai non è più scudo. Decidono allora di trasferirsi dalla madre, ma anche la permanenza tra quelle mura è temporanea e ben presto l’unica cosa da fare sarà quella di fuggire verso un paese che possa accoglierli tutti e diventare profughi di guerra...
Un libro durissimo, un breve romanzo intriso di dolore, di forza, di disperazione, una storia che non parla di una guerra, ma della guerra, dove le truppe non hanno né bandiera né divisa e contemporaneamente le indossano tutte. Un piccolo gioiello nato dall’abile penna di Barbara Serdakowski, che ha saputo trasmettere in poche pagine l’orrore e la miseria di secoli attraverso immagini nette ed una scrittura morbida che ritorna con frasi che si ripetono in modo circolare che idealmente rimanda ai corsi e ricorsi storici. Un libro che parla anche di speranza, di sogni, di rinascita - possibili solo se si riesce a rimanere ancorati ai propri affetti, al proprio profondo sentire. Unica pecca la copertina che poco invoglia a scegliere questo volume in mezzo a tante proposte editoriali.

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