Khomeini, de Sade e io

Khomeini, de Sade e io
“Era il primo aprile del 1979. Data del referendum che santificava i barbuti a capo dello Stato”: è la nascita della Repubblica islamica dell’Iran nonché di una bambina apparentemente come tutte. Non nella sostanza, però: già da piccola, a scuola, si fa rincorrere dalle terribili cornacchie guardiane mentre scorrazza con le chiappe all’aria. Per la sua famiglia, mal disposta ad accettare l’integralismo di Khomeini, giunge il tempo dell’esilio: si vola a Parigi. Libertà? Isolamento? Integrazione? Esclusione? La bambina diventa ragazza e scopre un’Europa non del tutto disposta all’accettazione. Forse il velo, simbolo atavico di ogni discriminazione e abuso sulle donne, non è rimasto a Teheran. Questo si ritrova a pensare, quando le mamme parigine inorridiscono davanti alla sua parete tappezzata di nudi femminili. Eppure nella letteratura, suo rifugio e sua passione, le donne belle, autonome e controcorrente sono quasi mitizzate, come le cortigiane potenti e temute. Quasi delle eroine, che la fanno definitivamente innamorare della letteratura erotica …
Nel romanzo s’inseguono mille interrogativi attuali anche per i nativi (soprattutto native) occidentali. La prima, anzi primigenia: perché certe madri insegnano ai loro figli maschi a odiare le donne? A odiare loro stesse? E poi: come ha fatto un uomo, cresciuto nel culto del divieto, a spezzare la catena, insegnando la libertà alla figlia femmina? A valanga: perché una nativa parigina dovrebbe decidere di indossare il velo? Perché anche nell’educazione occidentale si annidano insidiosi stereotipi educativi che distinguono maschi e femmine? Perché se una donna si fa mantenere da un solo uomo (chiamato marito) è virtuosa, mentre se si fa mantenere a rotazione da più concubini è una puttana? Perché questa giudicante convinzione è radicata nella mente di altre donne? Esplorando la versione sessuata di “homo homini lupus”, in queste pagine si leggono molte domande, parecchia rabbia, parole veloci e una straordinaria salvifica risposta: “la libertà s’impara, e anche l’autonomia”.

 

 

 
 
 
 
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