kids&revolution

kids&revolution
Malgrado si guadagni da vivere scrivendo e sia un uomo profondo e ragionevole, sin da bambino ha l'abitudine di controllare sotto al letto prima di coricarsi che non ci siano mostri, fantasmi o assassini, anche se questo a volte ha suscitato la meraviglia e il divertimento di chi si trovava in quel momento a dividere il letto con lui. Incalzato da un suo collega che lo tacciava di infantilismo, l'uomo da una settimana ha rinuciato al suo rito rassicurante. Una sera di pioggia, roso da un'insopprimibile ansia, l'uomo cede alle vecchie abitudini e si china a guardare sotto al suo letto: ci trova un misterioso individuo con la testa di ragno che gli fa un'iniezione paralizzante che lo lascia "disteso sul pavimento freddo, ancora incredulo che stia accadendo davvero". Il mostro lo trascina per le gambe nell'appartamento confinante attraverso un buco nel muro della camera da letto celato dall'armadio: di là c'è una stanza tappezzata di poster di anatomia con al centro un letto, sotto al quale la mostruosa creatura (o si tratta forse di un uomo travestito da mostro?) incastra il corpo inerte del povero protagonista. Qua lo tiene per giorni e giorni, iniettandogli ogni sera il veleno paralizzante, pulendolo amorevolmente da feci e urina e alimentandolo con una brodaglia densa che cola da un tubo ficcato in gola. L'uomo è disperato, e passa i giorni chiedendosi quando morirà e perché, senza riuscire a pensare a nient'altro, fino a quando una notte decide di offrire il suo talento di inventore di storie a Dio: se le sue storie - sussurrate come preghiere - fossero piaciute al Signore, Lui gli avrebbe mostrato una via d'uscita. Durante la prima storia - seppur faticosamente e quasi inconsapevolmente - la sua lingua riesce a funzionare e a vincere la paralisi, e il vicino dalla testa di ragno (che sfoggia una inattesa voce femminile) dopo aver ascoltato rapito, mostra di gradire, credendo che la storie siano destinate a lui/lei. E da lì nasce un patto: ogni sera l'uomo avrebbe raccontato una storia, e in cambio il suo aguzzino avrebbe rinunciato a iniettargli il liquido paralizzante...

 

Operazione multimediale suggestiva, quella di Louis Böde, nome collettivo dietro al quale si nascondono lo scrittore Marco Mancassola, i musicisti Sergio Bertin e Giacomo Garavelloni e gli artisti visivi Marco Rufo Perroni e Nicola Villa. Un'antologia di racconti - sebbene legati da un unico filo conduttore narrativo - che devono molto al surrealismo, a Franz Kafka e a Neil Gaiman accompagnata da una serie di splendidi (e inquietanti) disegni e da un cd musicale allegato firmato kids&revolution (il nome del gruppo è tratto da una delle storie più riuscite tra quelle narrate dal protagonista del libro, e fa riferimento a un gruppo formato da ragazzi reclusi in un riformatorio-scuola che suonano una musica virtuale e silenziosa fatta di un codice di gesti che alludono a loro volta a note da ricomporre in testa, per non far accorgere di nulla gli spietati aguzzini che li sorvegliano) che presenta una serie di pezzi ambient-industrial interessanti ma molto penalizzati da una qualità di registrazione non all'altezza. La scrittura di Louis Böde è potente, livida, decadente e sorretta da trovate narrative brillanti, tutte all'insegna di un gusto gotico spiazzante e morboso il giusto. Gusto - occorre dirlo - del tutto diverso dalle cose precedenti di Mancassola: spiega lui stesso in un'intervista al blog Vertigine: "Le linee narrative, la densità stessa del linguaggio sono assai diversi dai miei libri. Il narratore non è lo stesso. Il narratore è Louis Böde. A Louis Böde interessano soprattutto le allegorie. A Louis Böde interessa relativamente l’interiorità dei personaggi, il loro percepire. Ai personaggi di Louis Böde interessa la fuga dal mondo che li circonda, o la sua stessa fine. Ai personaggi di Marco Mancassola non interessa la fine del mondo, interessa soprattutto attraversarlo. Marco Mancassola ama ancora questo mondo. Louis Böde lo ha già condannato". Non sarà roba da revolution, ma di certo non è roba per kids.

 

 

 

 
 
 
 
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