Kill Creek

Kill Creek
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Lawrence, Kansas. Ottobre. Sam McGraver, affermato scrittore di romanzi horror, sembra aver esaurito l’immaginazione: da due anni non riesce più a buttare giù nemmeno una riga, per la disperazione del pubblico e del suo agente letterario. Un venerdì, di ritorno dall’università dove tiene un corso, trova tra le email un invito per un’intervista: il mittente è il sito “WrightWire”. Sam decide candidamente di ignorarlo, tentando di focalizzarsi sul suo libro, che dal canto suo non vuole saperne di venire fuori. Nulla però può quando il gestore del sito, Wainwright in persona, si presenta la settimana successiva all’università, rinnovando la sua offerta: centomila dollari per due giorni di intervista. Sam, convincendosi che una pausa dal lavoro non può che arrecargli del bene, accetta: si ritrova dunque qualche giorno più tardi alla Central Library di Kansas City, dove però ad accoglierlo ci sono ben tre sorprese. T.C. Moore, il leggendario Sebastian Cole e Daniel Slaughter, tutti colleghi scrittori anch’essi sorpresi di non essere i soli prescelti per l’incontro. Dopo qualche attimo di smarrimento appare Wainwright, il quale fuga i dubbi dei presenti: la sua idea è quella di riunire i quattro scrittori di horror più famosi del momento e far loro passare la notte di Halloween insieme, intervistandoli. Ciò che tuttavia, a suo parere, manderà in visibilio i lettori di “WrightWire” è il luogo in cui i quattro protagonisti passeranno la nottata: la casa sul Kill Creek. Costruita nel 1859 da un tale Joshua Goodman, essa è stata teatro di massacri (Goodman e sua moglie, Alma Reed, vi furono uccisi) e tra la gente di Lawrence si dice che al suo interno si annidino i fantasmi delle sorelle Finch, che vi morirono in completa solitudine…

Romanzo d’esordio di Scott Thomas (co-sceneggiatore della trilogia My Super Psycho Sweet 16), candidato ai Bram Stoker Awards (lo Strega americano dei romanzi horror) e già selezionato per diventare una serie TV, Kill Creek è un’opera che risente purtroppo dei difetti legati alla mancanza di esperienza. Il neo-romanziere americano, in un’intervista a “Horror Scribes”, ha dichiarato che a suo parere “un buon horror prende il suo tempo per entrare sottopelle”: ecco, forse Kill Creek di tempo ne prende un po’ troppo. L’originalità dell’incipit infatti – quattro scrittori in una casa infestata – viene presto soppiantata da una narrazione che offre colpi di scena non proprio mozzafiato e francamente anche un po’ prevedibili: il romanzo perde in tal modo la sua verve, e non riesce in alcuna maniera nell’obiettivo di far rimanere il lettore con il cuore in gola. Non fosse per i personaggi, questo difetto sarebbe pure perdonabile. Ma T.C. Moore è tratteggiata in maniera grottesca: donna in un mondo maschilista, sembra che debba giocoforza spingersi più in là degli uomini per provare il suo valore: più volgare, più maleducata, più rozza, finisce per essere una caricatura di se stessa. Con Daniel, Sebastian e Sam (che pure dovrebbe essere il protagonista) è invece impossibile costruire un qualsiasi legame empatico: i loro trascorsi non riescono a renderli più vicini, pertanto si assiste al loro destino in maniera asettica, senza provare né gioia né dolore né compassione. Sono forse mancanze perdonabili a un esordiente, le quali tuttavia incidono in maniera inevitabile sul gusto della lettura.



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