Kitchen

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Mikage è una giovane universitaria con una vera e propria passione per la cucina. Dopo la morte della nonna - con la quale la ragazza ha vissuto dopo la scomparsa dei genitori avvenuta quando era solo una bambina – Mikage si ritrova sola al mondo: deve lasciare la casa in cui abita e trovarne un’altra, ricominciare a studiare e riorganizzarsi una vita. Arriva in suo aiuto Yuichi Tanabe, factotum part-time del fioraio dal quale si serviva abitualmente la nonna di Mikage, molto affezionato all’anziana signora. Yuichi invita la ragazza a trasferirsi momentaneamente a casa sua, per prendersi il tempo che le serve per ricominciare. Inizia così per Mikage la convivenza con il giovane e timido Yuichi e la bellissima transgender Eriko, prima padre e poi madre del ragazzo. Passa del tempo: Mikage ha lasciato gli studi per fare del suo amore per la cucina una professione ed è diventata un’apprendista chef. Ha cambiato casa già da diverso tempo, quando improvvisamente Yuichi torna nella sua vita. Adesso è lui ad aver bisogno del suo aiuto per vincere la solitudine e il vuoto che si sono creati dopo la scomparsa di Eriko, assassinata da un ammiratore sconvolto dopo la scoperta della doppia natura sessuale della donna. Da questo nuovo incontro di due solitudini nasce una timida e complicata storia d’amore...

Scritto nel 1988 e pubblicato per la prima volta in Italia nel 1991, il romanzo d’esordio di Banana Yoshimoto è solitudine, amore e morte... in cucina: questo ambiente assume infatti un enorme valore simbolico di famiglia, di calore, di tana per la scrittrice nipponica. Sin da subito il libro ha conosciuto un successo più che lusinghiero, con oltre 60 ristampe nel solo Giappone, successo che da allora ha accompagnato ogni libro della Yoshimoto, divenuta vero personaggio-cardine della letteratura contemporanea: il libro ha avuto anche due trasposizioni cinematografiche, un lungometraggio e un film per la televisione, e si è aggiudicato il premio Kaien (riservato agli scrittori esordienti), mentre il racconto-feticcio Moonlight Shadow, scritto mentre la Yoshimoto faceva ancora la cameriera rubando tempo alle pause di lavoro, ha vinto il premio Izumi Kyoka. Il segreto di tanto successo? Nella sua scrittura la Yoshimoto unisce a una grande attenzione per le descrizioni e alla profondità dei personaggi uno stile che cerca di “rubare” dai manga la leggerezza, le situazioni paradossali e i dialoghi veloci e disinvolti, e sono numerosi nel testo - come tradizione della letteratura giapponese contemporanea - gli omaggi al mondo della musica e del cinema. Emerge anche una grande forza espressiva ed evocativa ed è molto ben reso il sentimento di nostalgia, di vuoto e solitudine che si prova quando si perde una persona amata. Si entra in contatto con particolari della cultura e della vita giapponese (anche con alcuni complessi e non privi di qualche asperità) senza troppe difficoltà, quasi senza accorgersene, anche grazie all’utilissimo glossario finale. E chiudendo il volume, alla fine della lettura, si resta un attimo con una strana sensazione, come di speranza. In appendice, un racconto del tutto indipendente dalle vicende di Kitchen: i temi sono ancora l’amore, la morte delle persone amate e il ritorno alla normalità. In Moonlight Shadow viene raccontata la storia di Satoshi, una ragazza che ha perso da poco il fidanzato in un incidente stradale e che torna alla vita grazie all’abitudine di andare a correre al mattino e ad un incontro particolare su un ponte. Grazie a questo incontro riuscirà finalmente a elaborare il lutto, a salutare e ‘lasciar andare’ il suo amato...



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