Km 123

Km 123

La giovane Ester Russo, moglie ventottenne dell’avvocato Stefano, è disperata perché non riceve risposta alle chiamate e neppure agli sms che ha mandato a Giulio Davoli, suo amante da qualche mese. Alla fine non ne può più di questo silenzio e si risolve a chiamare la moglie dell’uomo, la signora Giuditta, ed è così che apprende dell’incidente stradale avvenuto tra il 7 e l’8 di quel gennaio, nel quale l’uomo ha rischiato di morire; adesso è ricoverato in ospedale con un trauma cranico, la mascella fratturata e tre costole rotte e non può parlare. Come è scritto persino su “Il Messaggero” del 9 gennaio 2008, il noto imprenditore edile, alla guida della Panda di sua moglie, forse a causa della forte pioggia, è stato speronato da un’auto all’altezza del chilometro 123 dell’Aurelia, mentre tornava a Roma da Grosseto ed è finito in una scarpata. Ester non si dà pace e cerca in tutti i modi di mettersi in contatto con il suo amante, ma in ospedale è consentito avvicinarlo soltanto alla moglie. Per fortuna un giovane infermiere sembra offrirle una possibilità facendo da tramite, ma comunicare con l’uomo è abbastanza complicato e rischioso. Intanto alla signora Giuditta sono stati consegnati gli effetti personali di Giulio Davoli, compreso il suo cellulare, quello dove sono registrati quegli sms disperati inviati da Ester la notte dell’incidente. Quando i giornali contattano il soccorritore che ha salvato l’imprenditore e lo ha portato in ospedale, viene fuori una notizia assai strana: l’uomo, Anselmo Corradini, è un ex collaudatore e dice di avere quasi la certezza che quello del signor Davoli non è stato un incidente causato dalla pioggia ma la conseguenza di un gesto premeditato, a giudicare dalla dinamica con la quale il Suv ha speronato la Panda. A questo punto, le indagini della polizia e gli accertamenti dell’assicurazione prendono una strada diversa. Intanto Ester riceve da Giulio istruzioni per svuotare completamente l’appartamento nel quale si incontravano tre volte la settimana e lei si ricorda di aver notato spesso qualcuno che gironzolava con fare sospetto intorno alla sua auto quando la parcheggiava in quelle occasioni. Inoltre, l’Ispettorato del Lavoro, in seguito ad una denuncia anonima, fa delle indagini in uno dei cantieri di Davoli che si trova proprio nei pressi del km 123…

Nel giugno 1929 Mondadori pubblica i primi quattro polizieschi con una veste grafica abbastanza originale, e certamente inedita, di colore giallo; inizia così una delle collane più longeve del panorama editoriale internazionale che prenderà il nome di Gialli Mondadori. Per celebrare i novant’anni di questa collana di successo, Mondadori pubblica una serie speciale di romanzi e l’onore di aprirla lo affida ad Andrea Camilleri con questo racconto lungo – più che un romanzo breve -, una indagine inedita che ha la struttura del giallo classico e una forma – cara all’autore e ricorrente in diversi suoi libri – articolata attraverso dialoghi veloci e brevi, trascrizioni di scambi di sms e di email, articoli giornalistici, verbali di polizia e ricostruzioni (più o meno coerenti o addirittura astruse) degli inquirenti. Al centro di una sarabanda di personaggi che si inseguono e si rincorrono superandosi l’un l’altro nel gioco delle ipotesi per individuare il colpevole l’infedeltà coniugale, corredata dalla gelosia e dalla spietata vendetta. Un intreccio classico, quindi, nel quale passioni umanissime nelle svariate gradazione più o meno edificanti sono raccontate con la riconoscibilissima e disincantata ironia di Andrea Camilleri, che si diverte anche a prendere un po’ in giro la Giustizia talvolta superficiale, per esempio nella figura di un ispettore poco accorto che non vede l’ora di chiudere il caso, quale che sia l’esito, e si mostra infastidito perciò dalla solerzia del suo sottoposto che invece vorrebbe far combaciare meglio i tasselli del mosaico investigativo e “crede più alla forza della vendetta che alle conseguenze del rimorso”. Una beffa alla Giustizia appare anche il finale che apparirà come un vero colpo di teatro al lettore meno accorto, lì dove invece quello un po’ più smaliziato avrà intuito qualcosa pochi capitoli prima, mentre cerca di districarsi nel triangolo amoroso che, in realtà, triangolo non è ma piuttosto un poligono assai più articolato. Niente dialetto “camilleriano” stavolta, dunque, niente Montalbano, niente storie antiche di Vigata, niente frammenti di Storia siciliana; Camilleri scrive un racconto che si legge in un’ora e scorre piacevole e veloce come una pausa caffè con un vecchio amico. Chiude il breve romanzo uno scritto già pubblicato da Chiarelettere nel 2013 all’interno della raccolta Come la penso e che è un intervento di Andrea Camilleri al convegno “Scrittori e critici a confronto” tenutosi all’Università degli Studi di Roma Tre il 24-25 marzo 2003. A suggerire questa appendice lo stesso autore, dal momento che in essa si parla del motivo per cui il poliziesco/mistery soltanto in Italia è chiamato giallo e proprio in riferimento alla nota collana Mondadori, con un breve excursus dei maggiori scrittori italiani che vi si sono cimentati e una stringata riflessione sulla narrativa cosiddetta “di genere”.



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