Krokodil

Krokodil
Jaga è appena uscita dalla farmacia. Con 732 rubli è riuscita a comprare dieci confezioni di quelle compresse che le servono, un po’ di collirio, tintura di iodio e siringhe. Nessuna di queste cose verrà destinata all’uso corretto previsto dal foglietto illustrativo. Siringhe a parte, ovviamente. I caseggiati in legno ai lati della strada, totalmente inadeguati all’umidità e al freddo che hanno reso la strada fangosa e impraticabile, racchiudono nel loro ventre storie di povertà e disperazione. Dopo essere riuscita a sfuggire miracolosamente alla furia etilica di Oleg, che quando beve sragiona e non sa far altro che urlare e menare le mani, Jaga chiude dietro sé la porta di casa. Ad attenderla c’è sua sorella Sveta, mentre Anjuta e gli altri dovrebbero essere lì a momenti. È ora di preparare la roba. È ora di farsi…
Marina Achmedova, giornalista d’assalto specializzata in cronache di guerra e altri reportage “scomodi”, racconta una storia di dipendenza e assenza di futuro, rivelando in uno stile asciutto e impeccabile, l’abisso fisico e psichico in cui sprofondano le persone schiave del Krokodil, la droga killer che sta mietendo vittime tra gli strati sociali più poveri della Russia e non solo. Facilmente “cucinabile” a causa della libera diffusione delle componenti (anche se ora la situazione pare stia leggermente migliorando, soprattutto per l’obbligo di prescrizione medica per la vendita di farmaci a base di codeina), è considerata la droga degli ultimi e, proprio per questo, nessuno si è mai interessato particolarmente alla sorte di coloro che ne sono dipendenti. L’autrice, che nel 2009 ha trascorso qualche giorno a Ekaterinburg  a contatto con dei ragazzi che si facevano, scrive un romanzo di non-fiction in cui gli effetti devastanti del Krokodil vengono mostrati con dovizia di particolari ma senza scadere nel sensazionalismo, e ad occupare la scena sono principalmente le vite al limite dei protagonisti, vite mai sbocciate impantanate nel rimpianto di “come sarebbe stato se…” e nella consapevolezza di un domani che se non sarà identico all’oggi, magari non esisterà più. Perché il viaggio con il Krokodil ha una meta sola, ed è senza ritorno.

Leggi l'intervista a Marina Achmedova

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