Kull di Valusia

Kull di Valusia
Un imponente corteo di guerrieri sfila per le strade di Valusia, tra le grida della folla e i fiori gettati dalle donne. Si susseguono trombettieri, arcieri, fanti con ampi scudi che rimbombano all'unisono, “il corpo militare più potente del mondo, le Guardie Rosse”, i mercenari selvaggi, ancora arcieri e fanteria e infine di nuovo trombettieri a chiudere la sfilata. Il re Kull osserva questo spettacolo impressionante con orgoglio, non dall'alto di un palazzo, assiso su un trono, ma “sulla sella di un grande stallone, come un vero re guerriero”. Il popolo osserva il possente sovrano con sentimenti contrastanti: molti ammirano il suo valore e la sua prestanza fisica, altri lo considerano un “maledetto usurpatore, venuto dalle isole pagane”: per questi ultimi è una vergogna che un barbaro proveniente dalla selvaggia Atlantide sieda sul trono di Valusia. Kull ha conquistato col ferro quel trono, uccidendo il sadico re Borna che aveva voluto quell'ex schiavo ed ex gladiatore a capo delle sue Guardie Rosse, e col ferro lo mantiene, tra mille congiure e pericoli. Pericoli dai quali a quanto dice vuole proteggerlo Ka-Nu, ambasciatore del re dei Pitti a Valusia, che affianca a Kull il prode guerriero Brule: i due dovranno sventare le trame omicide di una spietata setta di uomini-serpente...
La saga dedicata a Kull di Valusia - in originale giustamente denominato Kull of Atlantis visti i suoi natali atlantidei, e mi domando perplesso quale arzigogolata scelta di mercato si nasconda dietro questa modifica tutta italiana - è pura Sword & Sorcery ambientata in un’era pre-deriva dei continenti (Thuria, nel quale si trova Valusia, è costituito da Africa ed Europa ancora fuse insieme) e con non pochi rimandi alla epopea di Conan il cimmero, che è però situata migliaia di anni nel futuro, a sua volta millenni prima della nostra preistoria. Più che prequel, potremmo definire quella del re di Valusia una saga seminale, che Robert E. Howard ha in parte 'vampirizzato' per creare il suo personaggio più famoso. L’Atlantide di Kull è ben diversa da quella sedimentata nell'immaginario collettivo: selvaggia, brutale, indomita. Così è il protagonista, che sappiamo (grazie soltanto a un breve frammento) passare da trovatello allevato dagli animali della giungla a cacciatore e (grazie ad allusioni qua e là) da schiavo sulle galee a gladiatore, da soldato a condottiero e infine a re. È già seduto sul trono di Valusia infatti che lo troviamo nei soli tre racconti originariamente editi (sulla rivista “Weird Tales”, nel biennio 1929-1930 ) prima che Howard si suicidasse, nel 1936. La vicenda suggestiva ma frammentaria di questo re barbaro comincia ad assumere i connotati di una vera e propria saga solo con il recupero degli inediti di Howard, risalente al 1967, quando Glenn Lord, agente immobiliare, trovò una serie di manoscritti che passò a Lin Carter, autore della saga di Thongor di Lemuria. Carter avviò un certosino – e forse un po’ disinvolto – lavoro di revisione, completamento o riscrittura completa dei frammenti dedicati a Kull (e a Conan, ma questa è un’altra storia). Il risultato è questa antologia di una decina di racconti, un paio dei quali vere e proprie gemme (“Quest’ascia è il mio scettro”, una roba da orgasmo multiplo per fan dei Manowar, e “Gli specchi di Tuzun Thune”, una fiaba sognante e malinconica): un must per qualsiasi amante del genere.

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