K.Z. - Disegni degli internati nei campi di concentramento nazifascisti

K.Z.  - Disegni degli internati nei campi di concentramento nazifascisti
Anche se si tratta di un evento sempre più remoto e nonostante il procedere della storia in seguito non sia stato privo di orrori, la vicenda dei lager hitleriani si mostra ogni giorno con maggiore forza come un episodio esemplare del rovescio dei valori, della banalità del male insensato, dell’abiezione a cui riesca ad arrivare l’uomo, che dovrebbe essere la più savia delle creature. Mai più guerre, sopraffazioni, persecuzioni, genocidi: sono rimaste parole vuote, se l’è portate via il vendo impetuoso della retorica, logora come uno straccio vecchio. Il genere umano continua a eliminarsi in reciproci e fratricidi massacri che non conoscono nemmeno l’ombra della pietà e della carità, anzi, sprigionano un crescendo di ferocia, complice anche l’uso distorto che si fa delle opportunità messe a disposizione dal progresso. Le vecchie generazioni sembrano aver imparato pochissimo, le nuove pare non vogliano imparare più. E allora si deve ricordare, anche attraverso i disegni, che rappresentano scheletri, cadaveri, torrette di guardia, folle di uomini compressi in un recinto, rotoli di fili spinati, comignoli che sprigionano nubi di fumo…
Il disegno è arte che per parlare non ha bisogno di parole, di frasi, di grammatica. Basta il segno. Non servono nemmeno strumenti particolari, è sufficiente lasciar parlare l’anima, e le immagini sgorgano da sole. “Rem tene, verba sequentur”, diceva Catone. Se sai cosa dire, se conosci l’argomento, non temere, il discorso ti fiorirà da sé sulle labbra. Vale lo stesso anche per le discipline figurative: drammatico realismo di straziante bellezza: gli autori delle opere raccolte comunicano quel che vedono e sentono, non si rifugiano nell’immaginazione, nella fantasia, non fuggono dal contingente, lo immortalano. Questo catalogo, arricchito di testi preziosi, persino di Primo Levi, è un documento straordinario sull’atrocità della Shoah, di cui non si parla mai abbastanza. C’è la morte e la vita nei tratti e nei ritratti, il disumano e l’umano, il sentimento, che la cieca violenza non può sopprimere. Benvenuti raccoglie duecentocinquanta disegni originali, frutto di una ricerca compiuta nel lontano 1979, una sorta di pellegrinaggio laico e riparatore in camper per salvare testimonianze attraverso i luoghi dell’orrore, Auschwitz, Dachau, Buchenwald.

 

 

 
 
 
 
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