L’abbazia dei cento inganni

L’abbazia dei cento inganni

Selve di Ferrara, 7 gennaio 1349. Silvano di Focomorto, un cacciatore di lupi, sta conducendo una battuta di caccia. È solo. Fa questo mestiere da bambino e lui da solo lo è sempre stato, vista la sua repulsione nei confronti del genere umano. Sembra una fredda notte come tante fino a quando qualcosa cattura la sua attenzione: un improvviso palpitare di luci e delle figure che si aggirano tra gli alberi. Tonache, cappe e lunghi cappucci: quindici persone che sembrano spettri. Ma non è questo che lo spaventa. A guidare il corteo vi è una donna in groppa ad una bestia. Una bestia che non dovrebbe esistere, se non nel più profondo degli inferni. Così, in città, si diffonde velocemente la voce su degli inquietanti riti satanici e vi è solo una persona in grado di far luce su questa oscura vicenda: il cavaliere francese Maynard de Rocheblanche il quale, su invito del vescovo e della Santa Inquisizione, inizia le sue indagini, imbattendosi, tra l’altro, in un maleficio ˗ o in un complotto, starà a lui scoprirlo ˗ ai danni della famiglia d’Este. Qualcuno ha infatti lasciato tre rane infilzate ai battenti del Palazzo della Signoria e un inquietante messaggio: “Pro bono malus”. Male in cambio di bene. Ma Maynard deve guardarsi anche da altre minacce: uomini potenti che si muovono nell’ombra sono interessati ai suoi segreti. Lui è l’unico custode di uno dei misteri più grandi della cristianità; l’unico a conoscere il luogo in cui è nascosto il Lapis exilii, una reliquia attribuita addirittura a Gesù Cristo…

L’abbazia dei cento inganni chiude la trilogia del Codice Millenarius, creata dallo scrittore, ex archeologo e bibliotecario Marcello Simoni, vincitore nel 2012 del Premio Bancarella con il suo romanzo d’esordio Il mercante di libri maledetti. Siamo nel tardo Medioevo e la peste nera abbattutasi sull’Europa ha lasciato una scia di dolore, morte e superstizione. E nella Ferrara degli Este accade qualcosa di oscuro e malvagio su cui Maynard de Rocheblanche, indomito cavaliere dal passato tormentato ˗ protagonista della saga composta anche da L’abbazia dei cento peccati e L’abbazia dei cento delitti ˗ è chiamato ad indagare. Simbolo di onestà e uomo che incarna alla perfezione il modello cavalleresco medievale, Maynard si scontra con qualcosa più grande di lui, con l’avidità umana e con gli interessi personali di chi è disposto a tutto per carpire il suo grande segreto, anche oliare i contorti meccanismi dell’Inquisizione. Ma lui non si piega. Non può, perché ciò che custodisce riguarda addirittura le radici della cristianità e lo potrà proteggere solo attraverso i suoi più fedeli sodali: sua sorella, la monaca Eudeline, e l’apprendista magister pintor Gualtiero. Protagonisti di un thriller storico avvincente, condito da un giusto equilibrio di mistero, intrighi, macchinazioni e costruito attraverso una scrittura tesa e veloce, con continui cambi di prospettiva e di ambientazione. I personaggi di Simoni sono spinti dai sentimenti e dagli ideali: compiono le proprie azioni per tener fede a ciò che provano. Inseguono l’amore, l’onestà, l’amicizia, la libertà, ma anche l’odio e la vendetta. E senza rinunciare alle minuziose descrizioni della città, l’autore ci restituisce un’epoca lontana e contraddittoria, in cui convivevano i valori contrastanti della politica e della religione. E in questa contraddizione, in questo buio perenne, vi è la luce di Maynard de Rocheblanche ad emergere. I suoi valori, la sua coerenza. Colonne portanti di una saga imperdibile che, attraverso l’occhio della finzione, ci fa riscoprire le nostre radici. La nostra storia.



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