L’ablazione

L'ablazione
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Un professore di matematica fra i cinquanta e sessant’anni scopre del tutto casualmente di avere un cancro e di doversi sottoporre all’asportazione della prostata. La notizia è, come si può facilmente immaginare, devastante. Ma lo è ancor di più per quest’uomo, seduttore impenitente e amante da sempre delle donne. Non è il cancro in sé a terrorizzarlo, ma l’idea di non riuscire più a fare sesso, di vedere azzerata la propria libido. Come se non bastasse è costretto ad affrontare tutto da solo: la moglie, con la quale aveva una meravigliosa complicità, è morta; il figlio vive lontano e non ha col padre un bellissimo rapporto. La convalescenza è terribile, al dolore fisico si somma l’umiliazione dell’incontinenza, il disagio di dover indossare i pannoloni, la paura di stare in mezzo alla gente. Ma la vita è più forte di tutto. Sostenuto da una solida razionalità il professore riesce a farsi forza, a convincere se stesso e i lettori che, anche senza sesso, è necessario impegnarsi per continuare a trovare nella vita ciò che nutre la speranza e la gioia…

Un romanzo che ha la forza di una straordinaria testimonianza civile, se è vero, come riporta Ben Jelloun nel prologo, che è stato proprio il suo amico matematico, con l’avvallo dell’urologo, a pregarlo di raccontare la sua storia. Fatalmente, tuttavia, le potenzialità mimetiche della scrittura, il racconto in prima persona e – naturalmente – la bravura dell’autore, creano fin da subito un “effetto realtà” che coinvolge dolorosamente il lettore. Con uno stile asciutto e preciso, che abbonda anche di informazioni cliniche, si assiste al lento sgretolarsi di un tabù: un uomo parla senza più filtri e con dolorosa sincerità (ma senza alcun vittimismo) della propria impotenza, racconta di come si possa dare comunque piacere alla propria partner anche senza erezioni e, soprattutto, che c’è sempre posto per l’amore e che la sessualità può essere rimpiazzata dall’amicizia, dalla tenerezza, dalla complicità. Confortato dallo spirito razionale e illuminista del protagonista, alla fine anche il lettore più ipocondriaco scoprirà che questo è sì un libro su una malattia ma anche, e soprattutto, una storia che ci ricorda che nella vita esistono infiniti piaceri e infiniti modi per essere felici e per donare felicità.



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