L’adepto

L’adepto
Sono passati venticinque anni da quando Marco Corvino ha risolto il caso del Carezzevole, mettendo a repentaglio la propria vita. A quei tempi era un volontario che muoveva i primi passi nella cronaca nera. Ora è un giornalista navigato, un veterano alle prese con l’avvento del nuovo giornalismo e con caporedattori leccaculo che pretendono di insegnargli il mestiere. È proprio uno di questi a incaricare Marco di far luce su un episodio di cronaca: il 2 novembre, giorno dei morti, nei pressi di un cimitero sono stati trovati un gatto nero decapitato, tre candele votive, un bastone d’incenso consumato e una scritta su un foglietto macchiato di sangue. Un rito satanico che fa sempre notizia. Per questo Marco inizia un’inchiesta nel sottobosco urbano, nei meandri del mondo dell’occulto che si nutre di santoni, esorcisti, maghi, sensitivi, Voodoo, Candomblé e Santeria. Un universo che Corvino guarda con scetticismo, fino a quando viene ritrovato il cadavere martoriato di un neonato nei pressi di una chiesa sconsacrata: un altro rito satanico.  Sembra che, dopo venticinque anni, l’orrore si sia insinuato nuovamente nella vita di Marco Corvino, il quale si ritrova travolto da una serie di eventi inspiegabili che rischiano di rovinare definitivamente tutto ciò che fa parte della sua esistenza…
Il male si declina in varie forme. Lo sa Massimo Lugli – inviato storico di cronaca nera e finalista al Premio Strega del 2009 – e lo sa Marco Corvino, protagonista de Il carezzevole e del suo sequel, L’adepto. Se nel romanzo precedente era stato descritto il male puramente fisico, qui le cose cambiano e assumono un punto di vista completamente diverso. È un male mimetico, spirituale, infido, quello che Marco Corvino si trova a dover fronteggiare. Un nemico certamente più forte, contro il quale non esiste alcuna arma. E tra messe nere, incubi, riti voodoo e sedute spiritiche, Massimo Lugli ci apre le porte del suo concetto di male, quello che è alla portata di tutti e si nasconde nelle persone che incontriamo nella quotidianità, perché, come afferma il colonnello Zanfreddi, un personaggio del romanzo, “il male, spesso, è di una banalità sconvolgente”. Ma L’adepto non è solo questo. È anche il resoconto di oltre trent’anni di giornalismo vissuto in trincea, sulla strada. Un giornalismo che ha subito mutamenti strutturali che ne hanno minato la stessa essenza. Non manca, inoltre, l’ormai consueta incursione nel cosmo delle arti marziali, che vede Marco Corvino immerso nelle pratiche del Tai Ki Kung – dopo un passato da karateka – di cui lo stesso l’autore è maestro. Il vero punto di forza della scrittura di Massimo Lugli sta nelle descrizioni  enfatiche degli stati d’animo, che avvolgono il lettore in una nube d’inquietudine e terrore, in un percorso iniziatico che viene vissuto in prima persona e raccontato con uno stile che non concede cadute di tensione e non si abbandona mai alla banalità. Il tutto condito da un sottile filo d’ironia che è diventato ormai un marchio di fabbrica di Massimo Lugli e fa de L’adepto un romanzo assolutamente imperdibile.

Leggi l'intervista a Massimo Lugli

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