L’aggancio

L’aggancio
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Johannesburg. L’auto di Julie si è fermata in mezzo alla strada e taxi, automobili varie, pulmini, furgoni e motociclette cercano di avanzare ostacolandosi a vicenda, coprendo d’insulti la giovane donna: “Muoviti, scema!”, “Idikazana lomlungo, le!”. Julie alza le mani e tiene i palmi ben aperti, in segno di resa. Poi, un paio di disoccupati di colore l’aiutano a spingere la macchina in una piazzola di scarico merci. Lei offre dei soldi, loro soppesano la somma e la ritengono adeguata. Julie trova un’autofficina alla prima traversa. Entra e nota quant’è ordinaria, “quasi un atterraggio nella normalità”: attrezzi sparsi, veicoli “come vittime derelitte e indifese”, un distributore d’acqua, bicchieri di plastica, una radio accesa ed un uomo sdraiato supino sotto un’auto, mezzo nascosto dalla scocca. Julie lo chiama, con voce timida. È giovane, lui, indossa vestiti da lavoro sudici e ha le mani unte d’olio: dal viso si capisce che non è uno di loro. Non è bianco, non è nero. Sa come far ripartire il motore, ma dice che c’è ancora un problema all’accensione. “Lei è Mr...?” domanda lei. “Chieda di Abdu” risponde lui. Ed è così che comincia tra la bianca ricca sudafricana e l’immigrato arabo: tra poco cominceranno ad amarsi e sarà “in quel modo che è un altro paese, un paese a se stante, né mio né tuo”...

Scritto dieci anni dopo il Nobel per la Letteratura, L’aggancio è il tredicesimo romanzo di Nadine Gordimer e racconta l’incontro tra Julie Summers – una donna che proviene dai “quartieri alti” ma preferisce trascorrere il tempo con gli amici al bar anziché con la famiglia biologica – e un uomo che si fa chiamare Abdu ed è immigrato illegamente in Sudafrica dal Medio Oriente. Non sono certo ordinarie le difficoltà che questa coppia deve superare – il mandato di espulsione è solo la prima tra le tante – eppure tra loro si sviluppa un amore universale, quello che chiunque stia imparando a conoscere un’altra persona e a svelarle il proprio mondo riconosce. L’aggancio diventa così l’unione tra due culture – o tra due modi di pensare differenti – che convergono in quel “paese che possono raggiungere assieme” due persone mentre fanno l’amore. Oltre ai due protagonisti Gordimer descrive a tutto tondo anche altri personaggi: lo zio ginecologo e le sue pazienti piene di domande e perplessità, gli amici di Julie che si ritrovano in “un locale per giovani ma anche un posto dove i vecchi superstiti del quartiere, attempati hippy ed ebrei di sinistra, nonni e nonne dell’immigrazione degli anni venti che non erano diventati ricchi borghesi, potessero sedersi da soli davanti a un caffè” e la famiglia di Abdu, diversa eppure identica a qualsiasi altra famiglia. Da leggere.



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