L’albergo rosso

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Il racconto che il signor Hermann, ospite nella villa di un banchiere parigino, ha ascoltato dalla voce di Prosper Magnan – uno dei due protagonisti della vicenda – durante un breve e sfortunato soggiorno nella cella di una prigione, inizia così: “Verso la fine del Vendemmiaio, anno settimo dell’era repubblicana, che, per il calendario ora in uso, corrisponde al 20 ottobre 1799, due giovanotti, partititi da Bonn, erano arrivati alla fine della giornata nei dintorni di Andernach”. Sono chirurghi militari, in viaggio verso le rispettive compagnie. Venuta la sera, essi trovano ristoro in una locanda ai margini della cittadina. Durante una cena tardiva, i due si intrattengono con un ricco imprenditore tedesco, che confessa loro di essere in viaggio con una grossa somma di danaro. Nella notte, Prosper, incapace di dormire, viene tentato dal desiderio di uccidere l’imprenditore per impossessarsi della sua fortuna e fuggire con essa, pentendosi dei suoi propositi poco prima di compiere l’omicidio. Ridestatosi al mattino, scopre però che l’imprenditore è realmente stato ucciso e che il suo amico è fuggito. Condannato, attende l’esecuzione nella cella dove si confesserà al signor Hermann… Parigi, luglio 1809. L’impero francese è al suo apogeo. In una villa si sta svolgendo un elegante ballo. Giovani ereditiere e vedove danzano con gli ambiti ufficiali dell’esercito francese, in un complicato gioco di sguardi e frasi sibilline. Una giovane donna dallo sguardo triste resta nascosta nell’ombra, mentre le altre dame si affollano nel salone, cercando il cavaliere più adatto per il ballo. Per il consigliere di Stato Martial è una tentazione troppo grande, scoprirne il nome, la posizione sociale, e poi conquistarne il cuore senza badare alle conseguenze…

La piccola ma deliziosa raccolta è composta da due soli racconti: L’albergo rosso e La pace coniugale, due storie che, così come ben spiegato nella postfazione di Felice Bonalumi, seppur con trame diverse – quasi un giallo il racconto che dà il titolo alla raccolta e più semplice e lineare il secondo – si concentrano entrambi sui personaggi e sui loro comportamenti. Lo sfondo storico è simile: due ville parigine fanno da fondale ai ritratti che Honoré de Balzac dipinge sulla carta. Due dimore descritte in poche pennellate, che si concentrano invece su alcuni oggetti, una brocca d’acqua, un candelabro e un anello, che nei racconti hanno la medesima importanza dei personaggi. La società descritta è quella napoleonica al suo massimo splendore, nella quale i militari sono considerati quasi dei sex symbol, venerati e ammirati dalla società civile. Poiché è l’uomo ad essere al centro della storia, caratteristica tipica di Balzac, il lettore viene portato a prestare attenzione a ogni dettaglio, a ogni sfumatura, a ogni gesto compiuto e frase pronunciata dai protagonisti. L’analisi psicologica diventa automatica anche per il lettore più ingenuo e superficiale. La maestria dello scrittore francese sta proprio in questo, nel permettere a chiunque di entrare nell’animo del personaggio senza sforzo alcuno. È grazie a questi meccanismi che i due racconti proposti diventano terribilmente attuali, annullando la distanza tra noi e la Francia dei primi dell’Ottocento. Gli uomini e le donne di oggi, si potrebbe dire, vivono le medesime battaglie, i conflitti non sono cambiati e le parole hanno sempre due significati, l’uno vero e l’altro ingannevole.



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