L’albero dei fiori viola

L’albero dei fiori viola
Teheran, prigione di Evin, 1983. La rivoluzione in Iran dura ormai da qualche anno. L’attivista politica Azar, insieme a suo marito, viene catturata e imprigionata. Ma è incinta, e dovrà dare alla luce la sua bambina dietro le sbarre. Ha una benda sugli occhi, e ha paura. Urla di dolore e di spavento; le sue urla sono “il suono di un corpo privato della sua stessa anima, abbandonato, ridotto a una macchia senza forma, il cui solo segnale di vita era la forza con cui riusciva a infrangere il silenzio del carcere”.  Nella stessa prigione anche Amir è bendato,  viene interrogato e brutalmente umiliato dalle guardie carcerarie. Gli è concessa una visita da parte di sua moglie Maryam e di sua figlia Sheida.  Anni dopo, la stessa Sheida, dopo essere emigrata come tanti di quei bambini, scoprirà che il padre Amir fu giustiziato…
Nel suo romanzo d’esordio Sahar Delijani intreccia le storie di vari personaggi iraniani dagli anni ‘80 alla “rivoluzione verde” del 2009 (contro la rielezione del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad), e analizza lucidamente l’impatto delle rivoluzione sulle loro vite e sul loro modo di sentire e, soprattutto, di reagire. Si tratta di una serie di racconti che, attraverso connessioni e riferimenti incrociati, tessono la narrazione storica di un Paese dilaniato dalla guerra e dalla mancanza di libertà. Ma le storie, allo stesso tempo, riproducono anche le dinamiche psicologiche all’interno di vari nuclei familiari, i rapporti tra genitori dissidenti e figli, la solidarietà, la paura e il coraggio che rafforzano o minano il vincolo di sangue. Il romanzo, caso editoriale del 2013 (pubblicato in 70 Paesi), racconta con voce diretta e spontanea, e con uno stile semplice e tradizionale ma non privo di lirismo, vicende di cui si è saputo troppo poco, e svela orridi dettagli legati alla dittatura, a “celle minuscole” piene zeppe di prigionieri, a “processi che duravano cinque minuti” o poco più. È un romanzo in parte autobiografico: Delijani è nata davvero a Teheran mentre sua madre era in carcere perché dissidente. Da questo evento, che ha senza dubbio segnato la sua vita e quella di moltissimi altri bambini, l’autrice si sposta in avanti nel tempo, percorre la storia di quei bambini i quali, a loro volta, tornano indietro alle storie e ai sentimenti dei loro genitori. Storia e individualità che dunque si intrecciano continuamente, meditazioni socio-politiche e meditazioni psicologiche che diventano inestricabili in un affresco storico e umano che ci fa riflettere sulla guerra e sulla libertà: storie e concetti di scioccante attualità che sembrano ripetersi all’infinito e che si fanno dunque simbolo di quei valori che sono – che dovrebbero essere – il nucleo stesso della dignità dell’essere umano.

Leggi l'intervista a Sahar Delijani

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