L’albero dei segreti

Walls of water, nel North Carolina, è un paese perennemente immerso nella nebbia, una nebbia così bianca e fitta da far apparire le case come avvolte nello zucchero filato. Qui vivono Willa Jackson e Paxton Osgood, due donne che si conoscono fin dai tempi del liceo ma che non sono mai diventate realmente amiche, nonostante le loro nonne lo fossero e abbiano fondato un circolo femminile, il Blue Ridge Madam, nel palazzo vittoriano che troneggia da una collina sul piccolo paese. Willa alle superiori era una teppista, tanto da essere stata soprannominata "Il Burlone" a causa del continuo scompiglio che metteva in atto a scuola. Paxton era invece soprannominata "La principessa" per il suo atteggiamento distaccato e per la sua aura che emanava perfezione. Oggi, queste due donne sono il contrario di quello che erano da adolescenti. Willa, che non aveva mai voluto obbedire a nessuno e anelava vivere la vita all'insegna della meraviglia e dell'imprevisto, oggi è una donna relegata nella sua casa che vive una vita ai margini della società: ha pochi amici, un negozio di prodotti biologici e quando torna a casa non ha nulla di meglio da fare che passare l'aspirapolvere. Paxton a trent'anni vive ancora con i suoi genitori ed è vittima del suo stesso autocontrollo e dell'ossessione per la perfezione, attenta a non commettere mai il minimo errore. Entrambe sono imprigionate in quello che non vorrebbero essere, ma un episodio imminente sta per cambiare loro la vita: il palazzo che ospitava il Blue Ridge Madam sta per festeggiare il suo settantacinquesimo anniversario. Per l'occasione e per onorare le due nonne, Paxton vuole organizzare un galà nel vecchio palazzo, dopo averlo ristrutturato. Paxton fa parte di una delle famiglie più ricche del paese perciò, Willa, per non essere da meno si sente obbligata a dover partecipare, seppur controvoglia. Durante una delle fasi di rimessa a nuovo del palazzo, sotto le radici del vecchio pesco che viene sradicato per far posto ad una centenaria quercia, viene trovato un teschio umano. La scoperta fa presto il giro di Walls of water, tanto da richiamare l'attenzione della polizia, che dopo aver raccolto le informazioni preliminari fanno di Willa e di sua nonna gli oggetti della loro investigazione…
Ciò che spiazza un poco il lettore che inizia a leggere questo romanzo è la totale assenza di una trama portante, quasi fino a metà libro. Ci si trova infatti a leggere pagine totalmente intrise di dialoghi che non hanno nessun nesso con lo svolgimento della storia: sapere come Willa o Paxton o suo fratello svolgono le proprie giornate e/o vivevano il periodo delle superiori può interessare fino ad un certo punto un lettore che si aspetta dalla Allen un nuovo appetitoso romanzo dopo Il profumo del pane alla lavanda e Giorni di zucchero fragole e neve. L'approccio iniziale con il libro porta a confondersi, tanto che si rischia di perdersi tra le pagine così come si perderebbe l'orientamento nelle strade nascoste dalla nebbia di Walls of water. Forse la Allen è stata spinta a questo impianto narrativo “evanescente” dal desiderio di voler far ritrovare il lettore in una dimensione irreale, quasi onirica, poiché non c'è nulla di tangibile nel libro oltre ai personaggi. Tutto il resto sembra appena evocato, sfiorato, ci si allude più che descriverlo. Uno stile ipocritamente definito da qualcuno “raffinato e incantevole” che dovrebbe rendere le atmosfere magiche, ma fallisce miseramente nel suo intento. La Allen vuole raccontarci una favola in cui i protagonisti siano Il Burlone, La Principessa, Lo Strano, Lo Stecchino, personaggi al di fuori dello stereotipo comune - questo c'è da riconoscerlo - ma che sembrano essere loro stessi consapevoli del fatto che sono nati dal desiderio (frustrato) della scrittrice di voler dare vita a personaggi che maturano con lo svilupparsi della storia, e che invece resteranno lungo tutto il libro ciò che appaiono sin dalle prime pagine: vuoti e maldestri. Basti pensare a una frase del tipo: “Ogni vita ha bisogno di spazio. Così possono entrarci le cose belle”, e riflettere sul fatto che è probabilmente la più profonda del romanzo per rendersi conto di cosa intenda per “magia” la Allen. A rincarare la dose – o forse a voler rincuorare il suo interlocutore dopo l’assalto portato ai suoi tassi glicemici - la risposta: “Cavoli, Sebastian. Che profondo”, si spera (ma certezze non ce ne sono, in tal senso) ironica. Forse per qualcuno varrà la pena di ‘assaggiare’ un libro che vuole unire rosa e giallo. Ma che non è abbastanza “tenerone” né abbastanza giallo.

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