L’altra faccia della faccia

L’altra faccia della faccia
Quando pensa alla nuca, le prime associazioni che gli vengono in mente sono ghigliottine, decapitazioni, esecuzioni capitali. E in fondo è strano dato che vive in un Paese in cui, a differenza di molti luoghi con cui esistono rapporti di vario tipo - in primis gli Stati Uniti - non c’è la pena di morte, non ci sono ghigliottine e anche la decapitazione rappresenta nella cultura del popolo cui appartiene qualcosa di estremamente periferico. Eppure quando immagina la nuca il suo primo pensiero è: mozzare. Naturalmente questo può essere dovuto al fatto che la nuca vive un’esistenza all’ombra del viso, non occupa mai un posto privilegiato nei pensieri che ognuno ha su di sé e compare sulla scena unicamente in occasione di queste situazioni limite che oltretutto non accadono più nel nostro angolo di mondo, ma che abbondano invece intorno a noi per via delle numerose decapitazioni che ci presenta il mondo della finzione. Ciononostante è probabile che la spiegazione vada cercata più in profondità. La nuca rappresenta un punto vulnerabile ed esposto del corpo, forse quello più vulnerabile ed esposto di tutti, e la percezione di questo stato è fondamentale anche senza la presenza concreta di una spada che penda sulla testa, con buona pace di Damocle…
Ci sono parti del nostro corpo che sembrano possedere meno dignità delle altre. Degli occhi, per esempio, si dice che siano lo specchio dell’anima. Il cuore è la sede dei sentimenti. Il cervello quella dell’intelligenza. La bocca ci ricorda il bacio, il primo e più immediato gesto di tenerezza. Le mani ci servono per scrivere, mangiare e accarezzare. Ma la nuca? Di lei non si parla mai, poveretta. The dark side of the head, verrebbe da dire parafrasando il celebre titolo di uno dei più fortunati album della storia della musica leggera mondiale. Karl Ove Knausgård mette per una volta la nuca al centro dell’attenzione, la rende simbolo di verità, perché non può fingere come il volto, le cui espressioni possono essere sagomate a piacimento. La nuca è sincera, attraverso di essa si vede l’uomo com’è, con tutti i suoi pregi, con ogni, soprattutto, suo difetto. Il saggio, agilissimo, scritto come un romanzo breve, un apologo, un insieme armonizzato di frammenti, aneddoti e aforismi, spicca il volo dal particolare per estendere il suo sguardo fino al generale, con una dimensione che da metaforica si fa via via più concreta, parlando dell’ipocrisia che attanaglia il mondo e i suoi abitanti.

 

 

 

 
 
 
 
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