L’altra metà del mondo

L’altra metà del mondo
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N. è dottorando e assistente universitario e vive in un seminterrato. Da un anno lo condivide con un’ospite fissa, Margaret Mary Towne, Maggie, studentessa nella sua stessa università. L’ha incuriosito subito quella ragazza dai capelli rossi ma di lei, così misteriosa per tanti aspetti, continua ad ignorare molte cose, nonostante la loro relazione si stia facendo così seria da aver spesso la tentazione di chiederle di sposarlo. N. è quindi davvero felice quando Maggie gli propone un viaggio a Margarettown, nella casa dove lei è nata e cresciuta. Lì conosce la strana famiglia della ragazza: Mia, una giovane ed eccentrica pittrice, Marge, una donna orba di un occhio e amareggiata dalla vita, May, una bambina vivace e molto intelligente, Greta, misteriosa e assente, e la vecchia Margaret che legge nel pensiero. N. finisce per approfondire la loro conoscenza - e a sentirsene particolarmente turbato - a causa di un incidente che lo costringe all’immobilità per qualche settimana. È così che comincia ad intuire lo stravagante e bizzarro rapporto che lega Maggie alle sue parenti. Ed è così che può raccontare in una lunga lettera a sua figlia Jane la storia di sua madre e dell’amore che li ha legati attraverso le infinite sfaccettature che ci rendono uomini e donne, così diversi eppure così simili. Maggie confessa a N. di “essere maledetta”, ma si tratta semplicemente della “maledizione” di essere umani…

Dopo lo straordinario e meritato successo de La misura della felicità – una storia semplice quanto godibile – che ha fatto conoscere Gabrielle Zevin a migliaia di lettori, esce per le Edizioni Nord questo romanzo già pubblicato in Italia da Frassinelli nel 2005 con il titolo Frammenti di una storia d’amore. Si tratta anche questa volta di una storia d’amore, ma ciò che limita questo romanzo non è ovviamente questo, così come non lo è lo smarrimento che potrebbe creare al lettore una trama che alterna passato e presente, riflessioni ed eventi non sempre reali, che poi eventi non sono quanto piuttosto normali fasi di vita. Il cuore del racconto è nel “segreto” che cela la misteriosa città di Margarettown, dove convivono, in un artificio narrativo, gli aspetti diversi di un essere umano, Maggie, amato nella sua totalità, pur nella diversità delle infinite sfumature – tante almeno quante sono le varianti del suo nome – di una vita intera. Ma non è nemmeno questo margine sottile e fragile tra reale e immaginato, pure appena forzato, ciò che rende questo romanzo tutto sommato superfluo. È piuttosto l’ambizione di affrontare, certo con uno stile semplice e un gradevole linguaggio talvolta fiabesco, un tema complesso, il tentativo – nemmeno troppo centrato – di raccontare l’amore come sentimento nient’affatto semplice perché necessariamente nutrito dal difficile equilibrio tra conoscenza e accettazione tra due esseri spesso profondamente diversi. C’è davvero poco di semplice nell’animo umano, soprattutto considerato nella totalità delle sue stagioni di cambiamento e crescita. “Ognuno di noi è una città da scoprire”, proprio come Margarettown, ma questo non impedisce di scegliersi – a volte per caso come accade ai protagonisti - e amarsi. L’idea di fondo, insomma, è bella e in certo modo originale, ma la storia risulta troppo frammentata, a tratti confusa, a tratti noiosa e banale, e costringe spesso il lettore a chiedersi dove realmente voglia andare a parare. “Un inno all’amore” è stato anche definito questo romanzo, ma in questo caso la melodia certamente non resta impressa.

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