L’amante della tigre

L’amante della tigre
Nei suoi primi ricordi il nonno è calvo come un uovo e la porta a vedere le tigri. Si mette il cappello e l’impermeabile; lei, invece, ha addosso le scarpe di vernice e il vestito di velluto. Ha quattro anni, ed è autunno. È un susseguirsi di gesti e sensazioni che hanno la costanza del rito: la mano del nonno, il fischio del tram, l’umidità del mattino, la salita sulla collina verso il parco della cittadella lungo la strada affollata. Nella tasca interna il nonno tiene sempre Il libro della giungla, dorato e ingiallito. Lei non può toccarlo, ma glielo vedrà aperto sulle ginocchia per tutto il pomeriggio. Il nonno gliene leggerà dei passi ad alta voce. Non ha né camice né stetoscopio, ma la signora della biglietteria lo chiama dottore. E poi ci sono il carretto dei popcorn, il portaombrelli, il chiosco delle cartoline e delle foto, la scalinata, la voliera dove dormono i gufi dalle orecchie a punta, il giardino, le mura della cittadella con tutte le gabbie. Un tempo lì viveva un sultano con i suoi giannizzeri. Ora le feritoie dei cannoni sono abbeveratoi. Le sbarre sono curve e arancioni per la ruggine. Il nonno regge la borsa azzurra che ha preparato la nonna. Dentro: cavoli vecchi per l’ippopotamo, carote e sedano per le pecore, i cervi e l’alce americano, che è una specie di rarità…
Vivere e crescere, di per sé, non è che sia proprio una cosa facile. Per nessuno. Per carità, è l’avventura più bella che c’è, e poi ci sono disgrazie di gran lunga peggiori, siamo seri. Inoltre non ci sono alternative, a meno di non nascere per niente, quindi tanto vale farsene una ragione senza lagne e storie varie. Gli alti e bassi toccano a tutti, in fondo. Ma certo crescere in un Paese dilaniato da una guerra civile presenta un coefficiente di difficoltà che neanche un quadruplo tuffo carpiato, rovesciato e raggruppato con un sacco di avvitamenti in mezzo. Téa Obreht ha vissuto l’esperienza della guerra civile, quella atroce – non che ve ne siano di non atroci – che ha avuto luogo negli anni Novanta del secolo scorso in ex-Jugoslavia, e tra le righe tutto questo si avverte. Insieme a una straordinaria potenza di narratrice, semplice e profonda. Non ha ancora trent’anni, è nata a Belgrado, ha vissuto prima in Egitto e poi negli USA. Scrive con gran classe una storia bellissima, di amore, misteri e ricordi, che colpisce per il racconto dei sentimenti, assolutamente anti-retorico, e di rara delicatezza.

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