L’amante di Calcutta

L’amante di Calcutta
Lei è eccitata. La grande pioggia sta arrivando al villaggio, e allora presto lei ballerà con gli altri piccoli mentre scende abbondante dal cielo. Ma suo padre è ancora nel campo, al lavoro. Deve correre a chiamarlo. Lei si chiama Pom, ma in casa la chiamano Didi e ha sette anni. Corre Pom, poi tutto cambia all’improvviso, il cielo si capovolge, la pioggia cade troppo violenta; lei non sa nemmeno per quanto tempo è restata sull’albero, a guardare le carcasse dei morti portate dal fango. Il villaggio non c’è più, la sua famiglia nemmeno. Raccolta sulla strada in preda alle febbri malariche, Pom guarisce lentamente nell’ospedale del dottor Andrews. Vorrebbe restare lì anche dopo la bimba, ma possono solo trovarle un posto nella scuola inglese di Miss Jamison. Però deve avere un nome cristiano e quindi da adesso si chiamerà Sarah. Nella scuola lei muove i ventilatori per rinfrescare le alunne nell’afosa estate indiana. Ma durante le lezioni ascolta e impara Sarah, e di notte nella sua capannuccia da serva studia inglese sul dizionario che ha preso in prestito. E così conosce Virginia Woolf e Steinbeck, e capisce che il suo destino è nei libri. Per fortuna in quell’ambiente così ostile ha anche un’amica, Bidushi, che lei conosceva di vista fin da piccola, quando la chiamava “la principessa”. Non sa che sarà proprio a causa sua che il suo destino cambierà ancora e la porterà a fare quello che mai avrebbe immaginato. Per poi cambiare ancora, e ancora. Insieme al suo nome…
Bella la storia di questa bambina che la violenta pioggia monsonica allontana dal villaggio di nascita per sospingerla nelle città più popolose dell’India, tra pericoli, ingiustizie sociali e personaggi equivoci, quando non davvero malvagi. La sorte la spinge a terra mille e mille volte, ma mille volte lei si rialza con determinazione, coraggio e voglia di raggiungere un obiettivo di indipendenza. La sua storia si dipana nella cornice delle vicende politiche e sociali nel periodo tra il 1930 e il 1947, nel momento in cui l’India lotta strenuamente per l’indipendenza dall’Inghilterra. La storia del Paese è parte integrante delle disavventure della protagonista, nelle quali i libri sono il filo rosso che la fa sentire forte e, in certo modo, libera, nonostante tutto. Massey Sujata, che ha ottenuto un notevole successo con una serie mistery, nata in Inghilterra da padre indiano e vissuta in America, scrive una storia delicata e avvincente, intensa e garbata, raccontata con l’appassionata semplicità e l’ingenuità disarmante della voce narrante bambina, coraggiosa e volitiva. La scrittura è fluida e lineare e permette di voltare rapidamente pagina dopo pagina di questo ponderoso “romanzone” di oltre cinquecento pagine, che ricorda un po’ le storie romantiche dell’800 inglese un po’ quelle à la Dickens, per scoprire se questa piccola donna in lotta col suo destino avrà la meglio sulle ingiustizie che la vita le riserva ad ogni passo. Forse a qualcuno la storia apparirà poco realistica ma, in fondo, non sono i libri così che ci fanno un po’ sognare che il lieto fine sia davvero sempre dietro l’angolo?

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